Opera Uno

Il signor Piccolo

di Luca Maria Vicamini

Il signor Piccolo era così minuscolo che gli succedeva spesso di essere quasi calpestato da qualcuno. Sembrava quasi che i piedi di tutti volessero a tutti i costi schiacciarlo. Non era così, certo, ma al signor Piccolo questa cosa non piaceva poi molto. Perché troppo grossi erano per lui i piedi della gente normale.
Se state pensando, piccoli miei, che tutti nascono piccoli e poi diventano grandi crescendo, sappiate che al signor Piccolo successe proprio l’esatto contrario. Nato piccolo diventò sempre più piccolo invece di grande. Strano direte voi e lo dico, lo penso e lo scrivo anche. Succederà anche a voi di diventare  grandi, se già non lo siete, o non credete di esserlo, che son due cose diverse anche se sembrano quasi uguali. Prima si nasce piccoli poi si diventa grandi. È sempre stato così.
Era così piccolo il signor Piccolo che i suoi vicini di casa, i suoi amici e perfino gente che non conosceva lo chiamavano, così tanto per ridere, Pollicino.  Un nome poco fantasioso, lo capisco anch’io, ma non è detto che bisogna essere fantasiosi per offendere qualcuno, soprattutto se viene deriso l’aspetto fisico. Che qui significa prendere in giro qualcuno perché ha il naso grosso o porta gli occhiali oppure è alto, basso o con i capelli rossi o verdi. Il signor Piccolo, che ci crediate o no, non si offendeva anche perché lui stesso chiamava suo fratello Mignolo e sua sorella Tappa, anche se l’avrete di certo capito ormai avevano tutt’altri nomi. Anche il signor Piccolo aveva un altro nome ma tutti lo chiamavano Piccolo e il nome gli era rimasto cucito addosso da così tanto tempo, che qui significa che era un nome proprio indicato, quasi creato apposta per lui che quasi si era dimenticato, il signor Piccolo stesso come si chiamava per davvero.
Al signor Piccolo sembrò di diventare ancora più piccolo. Andò, allora, di corsa dal medico che lo guardò con una lente d’ingrandimento che non ingrandiva abbastanza ma solo un pochetto e usò poi un microscopio che faceva al caso sia del dottore che del signor Piccolo. Il dottore poteva vedere bene e il signor Piccolo non dovette sbracciarsi per farsi vedere, che qui significa fare gesti con mani, braccia, gambe e piedi oltre che urlare pure per farsi vedere. Il dottore chiamò alcuni suoi colleghi e tutti dissero: “il signor Piccolo è tanto piccolo da essere microscopico”. “Il signor Piccolo è tanto piccolo da essere quasi invisibile”. “Il signor Piccolo è tanto piccolo da essere breve, quasi come una frase scritta senza voglia o con poco inchiostro o poca carta tipo un foglietto, neppure a dirlo, molto ma molto piccolo”. Che belle diagnosi, tanto belle che poteva dirle o scriverle anche il signor Piccolo in persona senza andare da un medico, e sappiate che la diagnosi la fanno i medici quando scrivono o dicono che malattia avete. Sono spesso più rispettose e mai, come nel caso del Signor Piccolo, si è visto o sentito di un dottore o medico che si faccia una bella risata per ciò che capita al suo paziente.
Bisogna dire che il dottore non sapeva che cosa pensare e anche i suoi intelligenti colleghi erano rimasti senza parole, guadarono bene attraverso il microscopio, questa volta senza ridere. Nessuno però sapeva che cosa fare, nessuno sapeva come aiutare il povero signor Piccolo.
Allora il signor Piccolo pensò “Sono piccolo così e non crescerò più ma non sono di certo piccolo di cervello”. Essere piccoli di cervello qui significa essere poco intelligenti come credo abbiate capito. Nessuno saprebbe dire come il signor Piccolo divenne ancora più piccolo. Se conoscete qualcuno non tanto alto dovete pensarlo, immaginarlo, poco ma poco alto, e ancora amici miei non avreste la vera altezza del signor Piccolo.
Il piccolo, minuscolo, signor Piccolo diventò piccolissimo e se mai avete visto uno gnomo vero o disegnato oppure dipinto potreste sapere quanto era alto il signor Piccolo o quanto era basso. Per capirci, amici miei, vi dirò che il signor Piccolo non era grande o piccolo come una formica ma come certi insetti piccoli ma non piccolissimi, non era certo grande come un topolino ma era molto ma molto più piccolo.
Quello che però non diventò mai piccolo fu la fame del signor Piccolo. La sua bocca poteva mangiare ben poco ma il suo stomaco era sempre vuoto.
Essere alto tre o quattro centimetri non aiutava se aveva una fame da qualcuno alto tre metri almeno. Insomma il signor Piccolo aveva sempre una fame da lupi. Non è giusto, pensò il signor Piccolo furioso. Nessuno saprebbe dire se avesse torto o ragione perché nessuno è mai diventato piccolo con la fame di un grande. Se vi è successo fatemelo sapere.
Così il signor Piccolo alto tre o quattro centimetri iniziò a mangiare e mangiare. Gnam, gnam e gnam. Non diventò di certo tutt’un tratto il signor Alto ma il signor Grasso invece lo diventò eccome. Così, per capirci, nessuno rischiava più di schiacciarlo sotto i piedi perché era piccolo ma lo scansavano che qui significa facevano di tutto per non metterci i piedi sopra perché sembrava un grosso topo. Un topastro in altre parole. Il topastro correva e corre ancor oggi per non farsi mettere sotto i piedi.
La paura è rimasta nella testa del signor Piccolo anche perché l’idea che qualcuno possa distrarsi e schiacciarlo sotto i piedi non è davvero una delle cose più belle che si possano pensare o immaginare per non dire accadere.

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