Opera Uno

Poesie di Antonio Di Maio

5 POESIE di Antonio Di Maio

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IL PALCOSCENICO

Ti insegnano la recita appena nato
Salendo sul tuo palco interpreti il tuo ruolo
Lo studi, lo perfezioni, lo vivi e ti
Cali nel personaggio con naturalezza.

I ruoli sono tanti, come pure i personaggi
Gioie, drammi, lacrime, speranze ed emozioni
I personaggi di prima, poco a poco, svaniscono
Nuovi personaggi fanno capolino sul palco

Io continuo a recitare, i miei maestri
Ormai li ho persi, lungo il percorso
Gli allievi colmano quei vuoti espandendosi
Mentre le mie recite si affievoliscono

Siamo agli ultimi atti, quelle recite
Sono alla fine, credevo che il cammino
Fosse tanto più lungo, invece il sipario
Si chiude… in un soffio la vita è passata
Come una recita sul palcoscenico

ADDIO PALERMO

Il mondo è stato la mia casa
Termini la mia città natale
Palermo la città del cuore
Dove il mio vissuto fu sublimato dalla tua bellezza

Ancora una volta vado via da Te
Vado dove mi porta il cuore
Lì vivono le mie splendide figlie
E tra poco avremo il sorriso angelico di un nipotino

Sono felice per tutto e per tutti
Ma in un angolo nascosto del mio cuore
Sento un profondo vuoto e mi smarrisco
Lascio (e forse per sempre) Te mia unica Palermo

Mia splendida, umile, superba, meravigliosa Palermo
Qui nacquero i miei sogni di ragazzo
Qui appresi il mio sapere tra i banchi
Qui ideai un roseo futuro anche se…

Roseo non fu, per i tanti ma!
Eppure, anche se ti amo tanto, devo lasciarti per sempre
Ti ho amato e ti amo con tutto me stesso
Sento che le velleità sono finite

Forse verrò ancora a vederti
Stanco, depresso, senza forze né speranze
Ma bramoso come sempre di salutarti
E gioire ancora una volta con te

Come un’amante innamorata mi accogli
Tra le braccia delle belle piazze rivivrò i miei sogni
Mentre una lacrima sgorga dai miei occhi
Per quell’imminente e definitivo addio

Altri ti amano e ti ameranno come me
E tu, adagiata nella splendida Conca D’Oro
Sentirai i brividi del vento e delle gelide acque
Agitarsi per le nostre vibrazioni

Acque gelide come non mai
Per le lacrime dolorose del nostro addio
Forse perché la prossima alba
Non sarà più vista da questo tuo figlio

Addio mio grande e doloroso amore
Addio mia unica e splendida Palermo
Tu sola sai quanto ti ho amata e ti amo
Solo chi ha avuto da te i natali può capirmi
E io ti lascio con la morte nel cuore

(Palermo Ottobre 2003)

LETTERA AD UN AMICO CIECO

Ho visto sin dalla nascita il volto della mamma
ho potuto carezzare i sogni di fanciullo
e ammirare la maestosità del Creato
e la grandiosità di ciò che ha fatto nel mondo l’uomo

Tu amico non hai potuto
a te è stato negato tutto ciò
tu, vivi sereno senza un lamento, senza rimpianti
per ciò che poteva essere, e non è! Eppure…

Non mi  immedesimavo, capivo ma non veramente.
adulto abbastanza, un velo bianco coprì i miei occhi
non era la cecità assoluta ma una nebbia bianca
che mi impediva la visione e la chiarezza dell’anima.

Quel velo bianco copre sempre di più le mie pupille
ma ha aperto gli occhi del mio cuore e  del capire
tu amico toccato dal malanno vedi col cuore
e affini sempre più con calma la tua sensibilità

Tu vedi, tu capisci, intuisci, sorridi e programmi il domani
io (forse) ritornerò a vedere bene tramite bisturi
a me propensi e per te inefficaci
eppure sei tu che mi dai coraggio col tuo esempio e la tua forza interiore
Grazie amico

RIDI

Tu, i tuoi amici… e il gruppo ridete…
Io non posso perché soffro tanto
Il tuo sguardo mi blocca… ridi
Devo ridere anch’io? lo  faccio…

Non vedi che sto morendo…
Non capisci il mio dramma…
Tu solo  sei la mia vita  e  per
Starti vicino rido… come vuoi tu

Guardi i miei occhi… per vedere se piango…
No! non lo faccio, mando indietro le lacrime
Il mio viso tradisce questo dramma  ‘
Allora continuo a ridere mentre tu…

Non guardi le mie mani e le unghie che…
Lacerano la carne delle mie braccia…
Come non vedi le piaghe del mio cuore .
Che continua a sanguinare… fino alla fine…

Mentre tu, voi tutti ridete… io muoio  per  te…

LA MIA CORNICE

Fermo ai giardini. Guardo estasiati
Le gioie dei ragazzi, la natura il creato
Decisi e vocianti un grosso gruppetto
Rincorre il pallone nel nuovo campetto.

Il mio pensiero ritorna al passato
perché io giammai  fui così spensierato
i miei problemi più grandi di me
racchiusi nel cuore cosciente del sé…

I dubbi, le ansie, le pene sopite
in me sempre vive e mai proclamate
perché soprattutto cosciente e sincero
volevo donare amore amor vero

Divenni più grande e sempre più cupo
ridevo ridevo per farmi uno scudo
e tutti dicevano “è un uomo felice”
perché non capivano quella cornice

Sempre più grande in un resoconto
riassumo il tutto e faccio un confronto
mai e poi mai  sono stato felice
né lo sarò fuori da quella cornice

A tutti i miei cari e amici terreni
auguro sempre giorni sereni
senza cornice spontanei e nel bene
sarete liberi e senza catene

Così la mia vita senza emozioni
non sogna futuro ma spera nei buoni
per me solo pace tanto agognata
dopo la fine già tramontata

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