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Poesie di Antonietta Pezzullo

10 POESIE di Antonietta Pezzullo            (pagina 1)      pagina 2

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IO, UNA FOGLIA

Sono in un letto di foglie, mi rivedo nel mucchio,
lamina senza picciolo, senza rami e radici,
con altre formo disegno.
Poi il vento mi porta, mi sbatte
e quando mi poso sono solo un frammento,
che passo dopo passo si disperde
e ritorno nel nulla


UNA BOZZA

Osservo una pagina a scacchi,
nei riquadri compaiono segni,
unisco le righe, poi inverto le tracce, sposto le ombre, aggiungo colori,
ma resta uno schizzo.
In quel grigio groviglio una pupilla mi brucia, non vedo.
Io sono lì, una bozza che vive negli angoli chiusi.


LA TELA

Guardo il cielo dal basso,
da un vaso di terra,
muovo le ali, mi sposto,
inizia un fragile volo.
Mentre procedo a rilento continuo a guardare,
vorrei arrivare a una nuvola grassa e lasciarmi portare.
Mi spingo, batto, ma senza planare,
qualcosa mi stringe e mi lega
è un ricamo di rete,
urlo,
con le zampe spezzo l’unione di un punto,
ma sconfitta,
resto tra i fili a guardare
l’azzurro e il grigio dei riccioli pieni.


MUOIO

Muoio ogni giorno da anni,
quando il mondo con forza mi umilia,
per un’idea, un’emozione, un sopruso subito.
Muoio per i doni mancati.
E mentre io muoio,
lentamente mi curvo,
minuscola e inerme
in una tana di riccio.


CAMMINO

Cammino veloce tra sogni e speranze,
seguo la stella, sposto anche i massi,
rallento, guardo la meta tra mille colori
e riprendo un po’ il fiato,
cammino con gambe dolenti
e cuore affannato,
cammino in un labirinto di spine,
cammino, mi fermo, impotente
non muovo più un passo,
mi sforzo,
cammino è buio,
ancora cammino,
ma è solo un riflesso.


UN FARO

Un faro mi punta, mi acceca,
abbasso lo sguardo, mi sposto, sono nell’ombra,
in un lato ritorno un punto incolore,
mentre il faro rimane dritto a guardare
in uno specchio di acque,
la torre che muove il suo fascio di luce.


LA TRAMA

Legata, in catena sognavo un amore,
tessevo la trama,
intrecciavo colori,
disegnavo visioni,
ero un’artista: toglievo, aggiungevo,
scioglievo e arricchivo ogni volta l’intreccio
e intanto Adone nel suo giardino
annaffiava la sua rosa e toglieva le spine.


RIDEVO

Una volta ridevo
con i denti e la bocca,
ridevo col cuore,
con occhi radiosi,
dall’iride fluivano pagliuzze di vita.
Ero energia, spirito lieto.
Adesso rido con bocca serrata,
non espando diamanti e nemmeno fiammelle,
l’amaro sovrasta la retina bianca,
e l’occhio un tempo custode di luce
si chiude pensando a quel soffio perduto.


LUCE

Vedo una luce, procedo con passo felpato,
leggera, soave,
immagino in ogni favilla i mondi celati,
mi perdo, mi fondo,
il lampo mi insegue, mi abbraccia,
sono anch’io luce.
Ma quando vicina con dita tremanti sposto
il giallo di seta
scopro un verde di occhi a me familiari,
una chiara pupilla,
a volte diversa
è la mia riflessa.


CUORE DEFORME

Lancio il mio cuore in un mare di pesci,
vorrei essere preda di un unico morso,
prima rimbalza,
poi inizia l’affondo,
gusci ne afferrano tratti,
poi incantati e distratti dal rosso fluire
ne seguono altri.
Intanto a rilento finisce sul fondo,
tra la sabbia, nascosto, salato e incolore,
di quel rubino non resta neanche forma di cuore.

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