Opera Uno

Intervista con Vittorio Sartarelli

sartarelli_vittorio_250Vittorio Sartarelli risponde ad alcune domande sul libro “Cara Trapani…” e sulla sua attività letteraria.

Il libro “Cara Trapani…” parla della sua Città. Cosa vuole far conoscere di Trapani ai suoi lettori?
Scrivere di una città non è mai facile; quando poi si tratta della propria città, l’impresa si fa ancora più ardua, tuttavia mi sono limitato a scrivere lasciandomi guidare per mano dal cuore, dal sentimento e dai ricordi. In definitiva, nella domanda che mi si rivolge è inclusa anche quella del perché avere scritto un altro libro su Trapani, dal momento che forse molti altri libri sono stati scritti su questa città. A volte è difficile dare delle risposte esaustive, tuttavia, penso che questo “perché” sia connesso ad un fatto naturale ed intimo, per altro molto comune. Sono nato e vissuto in questa città e mi considero legato a questo territorio, per un fatto ancestrale e genetico di appartenenza, per un legame forte con questa mia terra di Sicilia per me incomparabile, per la storia e per le sue bellezze naturali e artistiche. Tutto questo è senz’altro strettamente connesso all’affetto per i miei cari genitori che in questa città mi hanno dato i natali. Indipendentemente dai ricordi della giovane età che sono poi, sempre, quelli più belli della propria vita, è nato in me il desiderio di raccontare la mia città, legando questo racconto ad episodi ed eventi del mio vissuto che con essa si integrano e si fondono, in un mirabile e osmotico gioco di luci ed ombre, di desideri e speranze mai sopiti, che ho voluto esternare pubblicamente per una sorta di obbligo morale ed affettivo nei confronti di questa mia Città.

Su quali aspetti storici, culturali e sociali di Trapani si è maggiormente soffermato?
Sono sempre stato un appassionato e un cultore della conoscenza; sin da giovane ho indirizzato la mia istruzione verso gli studi classici, cioè verso una cultura umanistica che approfondisce maggiormente la storia, le tradizioni, gli usi e i costumi dei nostri progenitori, risalendo addirittura alle loro origini. Lo studio del Latino e del Greco ci fanno capire appieno quanto la nostra cultura debba a queste lingue che sono appartenute a uomini famosi, filosofi, medici, giuristi, scienziati, matematici ed artisti che hanno dato il là allo sviluppo della conoscenza e del sapere che si è poi diffuso in tutto il mondo. Sebbene abbia frequentato il Liceo Classico Ximenes di Trapani e l’Università agli Studi di Palermo, nella Facoltà di Giurisprudenza, ho voluto sempre ampliare le mie conoscenze in altri settori della cultura, per cui mi sono creata un’altra cultura autodidatta sulla Medicina, sulle Scienze in generale e sulla Socialità. Per più di tre anni ho fatto il giornalista occupandomi di politica, di cultura, di socialità e di sport. Questo mi ha consentito di ampliare il ventaglio di conoscenze e di cultura che tuttora non trascuro di continuare a seguire, oltre ai problemi sociali dei quali talvolta mi occupo. Che cos’è poi la Cultura? È l’insieme delle conoscenze intellettuali che una persona possiede: la dottrina, l’istruzione e tutto quanto costituisce il sapere e con il quale, durante la vita, un uomo viene in relazione. I Romani esprimevano il concetto di cultura sintetizzandolo nel termine “Humanitas”, insistendo su quanto è idoneo a esprimere l’uomo nella sua interezza. Quindi in questo mio libro ho curato la storia millenaria di Trapani, le sue bellezze naturali, artistiche ed architettoniche, le sue tradizioni popolari, l’ evoluzione sociale dei suoi cittadini diventati più borghesi da i provinciali quali erano nel passato, ormai integrati nella globalità di interessi e attività che fanno parte della nuova società.

In particolare, cosa le piace della sua Città e dei suoi concittadini?
Sul che cosa mi piace della mia Città, mi pare di averlo ampiamente esternato nel mio libro, che qualche critico illuminato ha contrassegnato come un interessante esperimento di miscellanea letteraria tra narrativa e saggistica. Il libro è essenzialmente un atto di amore per la mia terra e la mia città. Lo stesso titolo, seguito dai tre punti di sospensione, lascia intendere la confidenza, la familiarità, l’affetto con i quali si dispiega il mio approccio ad essa, come se le scrivessi una lettera e, nonostante mi sia sforzato di raccontare quasi tutto della sua storia, delle peculiarità del suo territorio e del suo mare e dei sentimenti che mi legano ad essi, tuttavia, qualcosa temo, sia sempre rimasto in fondo al mio cuore, forse, mi rimane il cruccio di non avere saputo rappresentare, fino in fondo, tutto quello che avrei voluto come se avessi aperto uno scrigno della memoria delle mie conoscenze. Per quanto riguarda i miei concittadini, purtroppo, non ci sono molte cose che mi piacciono, e sono il senso di appartenenza, il culto della famiglia  e la tradizionale ospitalità verso i visitatori, l’attaccamento al proprio lavoro o professione con una punta di eccezionalità.

Ed eventualmente, cosa non le piace?
Non è la prima volta che mi capita di rispondere a questa domanda e, prima di farlo debbo premettere alcune osservazioni che, necessariamente, condizionano ed hanno condizionato in passato il mio pensiero e, purtroppo, le mie esternazioni in proposito al quesito postomi. Io, pur essendo nato a Trapani, mi sono sempre sentito un trapanese a metà perché mio padre non era siciliano: originario di Jesi nelle Marche, si era trasferito in Sicilia con la famiglia ai primi del 900. Valente  artigiano della meccanica dopo avere conseguito in gioventù, frequentando quasi tutte le officine meccanica di Palermo, un’accurata specializzazione nella conoscenza delle autovetture dell’epoca, sia da passeggio che da corsa, si trasferì a Trapani aprendo un’officina meccanica e creando una famiglia sposandosi. La sua officina diventò la prima della città per la competenza e la preparazione professionale di mio padre. Nell’immediato dopoguerra, nel 1948, avendo sempre avuto la passione per le gare automobilistiche ed avendo anche maturato delle esperienze di partecipazione a gare automobilistiche dell’epoca come il Giro di Sicilia e la Targa Florio, decise di costruire una macchina da corsa e partecipare alla ripresa dell’attività agonistica nelle gare automobilistiche siciliane. Per sette anni con quest’autovettura interamente costruita nella sua officina, riuscì ad ottenere diverse affermazioni sia nei Giri di Sicilia che nelle Targhe Florio che si disputarono in quell’epoca, diventando il beniamino del pubblico sportivo trapanese e avendo intorno a sé numerosi amici appassionati di automobilismo che lo supportavano e lo acclamavano. Nei primi anni ’60 del secolo scorso mio padre si ammalò di depressione, malattia da cui non guarì più e che si trascinò per venti anni fino alla sua morte. Appena mio padre si ammalò, tutti gli amici che aveva o che credeva di avere, si dissolsero come nebbia al vento, nessuno di questi pseudo amici, per opportunismo o convenienza, si fece mai vivo, neppure a chiedere magari come stava mio padre! Questo fatto, oltre a modificare nel mio sentire il concetto di amicizia, mi fece capire quanta cattiveria e quanta indifferenza c’era tra i miei concittadini. Da giovane studente, in cerca di un posto di lavoro, subii un’altra delusione sull’amicizia da parte del mio migliore amico e quindi, da allora, io non ho avuto né cercato più amici. A  parte l’amicizia che consideravo un sentimento sacro e di mutua assistenza e conforto, quello che non mi va dei miei concittadini è l’indifferenza, l’abulia, la mancanza d’iniziativa, il disfattismo e l’indolenza che, purtroppo, li caratterizza. Le dominazioni che la Sicilia ha subito hanno influito sulle caratteristiche psico-fisiche dei suoi abitanti e molte di esse, purtroppo negative,  sono sicuramente retaggio dei tempi andati. Anche questo mio libro, con il quale ho ricevuto dei premi letterari, fuori della Sicilia, è stato accolto con indifferenza e scarso interesse.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro? E come è riuscito a realizzarlo?
Spesso è difficile esprimere appieno i sentimenti, i ricordi, gli stati d’animo che si agitano  in noi ed interagiscono  in determinate circostanze. Quando, magari siamo tristi o pensiamo alla nostra vita che, per la sua gran parte, è già passata o pensiamo agli affetti che ci legano ai nostri cari, viventi o scomparsi. Tutta la nostra esistenza, allora, la percepiamo concentrata, come in una grande sintesi, nella nostra mente e nel nostro cuore e, quasi temessimo che qualcosa delle esperienze del nostro vissuto potesse andare perduto per sempre, senza essere servito a niente, ci assale il desiderio, configurato quasi come un obbligo, di raccontare e di raccontarsi. Questa nostra, forse ingenua, presunzione  di volere dire e lasciare qualcosa di valido raccontando, può sembrare espressione di narcisismo o peggio, di esibizionismo, come qualcuno malignamente ha detto ma, non lo è affatto perché, quando a vibrare sono le corde del cuore e del sentimento, non c’è posto per le ipocrisie e le ambiguità, non ci sono falsità, tutto è realmente sentito e sinceramente espresso senza secondi fini, in definitiva, è come mettere a nudo la propria anima. Come sono riuscito a realizzarlo? Con tanta volontà, tanto amore  e spirito di sacrificio sobbarcandomi l’onere finanziario della stampa del libro e cedendo, inoltre come contropartita, l’esclusiva della ristampa all’Editore.

Ha avuto dei riscontri e delle soddisfazioni dai suoi lettori?
Molte persone che hanno letto il mio libro mi hanno dimostrato il compiacimento e mi hanno fatto i complimenti, qualcuno si è innamorato della mia città a Napoli e qualche altro a Roma, altri a Viareggio. Un critico letterario di ampio spessore mi ha chiesto espressamente il libro dopo aver letto un mio racconto sulla mia città. E poi quello che mi ha più gratificato sono i premi letterari conseguiti, tutti fuori dalla Sicilia e le recensioni di siti Internet e critici letterari di rilievo che mi hanno reso felice.

Quanto tempo dedica alla sua attività letteraria? Cosa si aspetta dalla pubblicazione delle sue opere?
Considerando che ho già compiuto da diversi mesi 78 anni e che le esigenze familiari sono molteplici, non posse dedicarmi completamente alla mia attività di scrittore, tuttavia, il periodo durante il quale abitualmente mi dedico alla scrittura è il pomeriggio e va avanti spesso fino a tarda sera. Poiché ho trascorso una vita molto varia e movimentata, difficile, soprattutto nella mia gioventù, ma sempre intensamente, con raziocinio e senso di responsabilità in tutte le cose che ho fatto, ho sentito il bisogno di raccontarmi e nello stesso tempo mi è piaciuto contestualizzare i miei racconti con il tempo e l’ambiente sociale nei quali si sono svolti. Tutto questo in fondo, forse nell’intento freudiano, involontario, di essere utile agli altri, soprattutto ai giovani del tempo attuale, con gli avvenimenti della mia vita che costituiscono essenzialmente, esperienza, conoscenza, la più disparata e, soprattutto esempio. Le esperienze del mio vissuto le considero una Scuola di Vita e mi hanno insegnato molto, mi hanno fatto crescere in fretta e capire molte cose, soprattutto come saper convivere e difendermi, in quella inestricabile giungla che è la vita. Sul cosa mi aspetti dalla pubblicazione delle mie opere spero che vengano apprezzate, non solo dalla critica, questo avviene già, ma soprattutto dai giovani, quelli che non hanno ancora un ideale o un traguardo da raggiungere, perché sappiano e capiscano che nella vita non è tutto facile o semplice e che nessuno ti regala niente. Bisogna studiare seriamente pensando al proprio futuro, perché è nella cultura il futuro dei popoli. Gli ideali e le mete da raggiugere costano sacrifici che debbono essere fatti ed accettati perché essi insegnano a crescere e a maturare la propria personalità e la propria coscienza. Ma anche a coloro che hanno una famiglia e dei figli da crescere, consiglio di leggere i miei libri, perché riconoscano nella cellula primaria della società, la famiglia, dei valori insostituibili e fondamentali.

Ha in programma la pubblicazione di altri libri?
Certo, pure essendo giunto al tramonto della mia vita, ho ancora molte cose da dire, la mia cultura e i miei principi morali sono sempre la motrice dei miei scritti, ho tanti altri racconti da pubblicare perché  dimostrano tutti di essere altrettante metafore della vita. Poi, mi piacerebbe scrivere un saggio sulla Società contemporanea  che ha sì, i suoi pregi, ma ha anche i suoi difetti e lo scrittore preparato, coscienzioso e indipendente, ha il dovere, oltre al diritto, di mettere a nudo la realtà nella quale viviamo e cercare di individuare le falle che la insidiano e ne bloccano lo sviluppo e l’attuazione delle cose migliori, nell’interesse di tutti.

Cosa rappresenta per lei la scrittura?
La scrittura può essere definita come un mezzo espressivo di cui l’uomo si serve per comunicare con i propri simili, per fissare e riprodurre il linguaggio articolato per far capire il proprio pensiero. Per dimostrare quanto questo assioma sia valido e del quale io mi servo nei miei scritti, tempo fa ho collazionato un articolo di saggistica relativo alla scrittura intitolato: “Lettera aperta ai giovani della mia città” questo articolo, sotto la  forma epistolare, è stato apprezzato in numerosi concorsi letterari e premiato, inoltre lo stesso è stato pubblicato da periodici  e settimanali di cultura, quasi preso a simbolo della scrittura. Chi scrive infatti è una persona di una certa cultura che ha avvertito l’esigenza di comunicare agli altri, con la scrittura il suo mondo interiore, le sue conoscenze, la fantasia, i pensieri, le sensazioni, le esperienze di vita ed infine, i suoi ricordi ed i suoi sentimenti. Le radici di un popolo affondano, oltre che nella sua terra, nella sua storia, la sua cultura e le proprie tradizioni ed essi lo accompagneranno sempre nella vita. Il complesso della cultura di un popolo esiste ed è tramandato attraverso i libri, i testi scientifici e tutto quanto il sapere può essere trasmesso tramite la scrittura.

A quale di questi autori suoi conterranei si sente più vicino stilisticamente: Verga, Pirandello, Sciascia, o Camilleri?
Con il passare degli anni, molte cose cambiano se non tutte addirittura, il linguaggio parlato è diventato più accessibile a tutti, diciamo che è stato popolarizzato; in questo ha influito molto la televisione che ha senz’altro contribuito alla crescita culturale dell’intero tessuto connettivo della società moderna. Tuttavia la lingua italiana si è evoluta anche negli scritti e di questo, il più felice assertore e divulgatore, il famoso scrittore e giornalista Enzo Biagi, è stato un maestro. Lo scritto erudito con vocaboli forbiti o ricercati ha fatto il suo tempo, del mio modo di scrivere alcuni critici hanno affermato: “Vittorio Sartarelli è uno scrittore che si esprime con realismo e semplicità e che si basa sulla linea della più tipica narrativa verista” e ancora “il suo scrivere è semplice e scorrevole, senza fronzoli e men che meno esternazioni di forbita erudizione, qualcuno lo ha paragonato più al linguaggio parlato e, proprio per questo, estremamente comprensibile e immediato”.  Per quanto riguarda l’accostamento ai mostri sacri della letteratura siciliana, mi onora e mi inorgoglisce anche se non credo di meritarlo. Per quanto riguarda il mio stile, non potendolo assimilare a quello di cotanti autori, lo considero mio personale ed esclusivo, asciutto, semplice e, quasi, colloquiale nella sua espressione comunicativa. Certo l’influsso culturale è ineludibile, la verve di questi grandi autori ha segnato il mio percorso culturale evolutivo scolastico e personale, tuttavia, anche come caratteristica espressiva mi sento più vicino  a Verga e, in un certo qual modo, a Capuana. Entrambi massimi esponenti del verismo letterario che sono accomunati dal gusto per la vita paesana, dalle vicende storiche, dalle storie dal colorito regionale, il tutto frammisto e quasi osmotico per il dato rustico e pittoresco, a volte, anche se drammatico, avendo di mira la sola e cruda verità dei fatti.

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Opera Uno. Rassegna di autori, libri e creatività letteraria

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