Opera Uno

Intervista con Simone Russo

russo_simone_250Simone Russo  risponde ad alcune domande sul suo eBook “L’amore è più forte” e sulla propria attività letteraria.

Cosa l’ha indotta a scrivere il romanzo “L’amore è più forte”?
Ho iniziato a scriverlo un po’ per caso: era un pomeriggio di fine agosto, mi sentivo giù di morale per varie circostanze e, come faccio quando sono triste, ho iniziato a scrivere. Di solito scrivo ciò che provo e il mio stato d’animo, però quella volta è stato diverso, ho iniziato a scrivere una storia, anche se non immaginavo neanche lontanamente che quelle parole sarebbero diventate parte di un romanzo. Scrivere un libro è stato sempre un mio sogno, ma non immaginavo che quel giorno stesse iniziando a realizzarsi.

Quali criteri ha seguito per l’elaborazione della trama e la scelta dei personaggi?
Dopo un momento di indecisione ho capito che forse potevo tirar fuori dalla mia mente una buona storia e così, trattandosi del mio primo libro, ho fatto delle ricerche su Internet per trovare qualche consiglio utile. Non ho trovato nulla in particolare, allora ho deciso di evitare di pensare anticipatamente alla trama e alle caratteristiche dei personaggi: mentre scrivevo, le idee venivano da sole. Ci sono stati dei momenti in cui ho pensato di non riuscire più ad andare avanti e sono stato giorni interi senza scrivere, poi però trovavo sempre qualcosa per poter continuare la stesura del romanzo. Non sono un tipo a cui piace vantarsi, ma ci tengo a dire che nessuno mi ha aiutato a scrivere l’opera, e sono fiero di poter dire che questa storia è completamente mia.

Il romanzo contiene un messaggio? A chi ne consiglia la lettura?
Il mio romanzo non vuole essere una favola per bambini, ma vorrei che arrivasse il messaggio che c’è all’interno: anche nei momenti più difficili c’è sempre una via d’uscita, e, soprattutto, al mondo siamo tutti uguali, non c’è diversità. Nicolas e Mattia, i protagonisti, sono due ragazzi che si amano e sono persone normalissime, lo si vede da quello che fanno e da come affrontano le situazioni che la vita pone loro davanti. L’omosessualità non è una malattia, è solo un tratto della personalità. Consiglio di leggere il mio romanzo a tutti quelli che credono in un mondo migliore, a chi si sente solo e pensa che nessuno possa capirlo, a tutte le persone che nonostante le difficoltà non smettono mai di sperare.

Quale passo di questa storia ritiene più significativo o le sta più a cuore?
Il momento dell’incontro tra i due ragazzi è qualcosa di magico; ho impiegato molto tempo a scrivere quel capitolo, pretendevo la perfezione, almeno in quel tratto dell’opera. Volevo trasmettere al lettore le medesime emozioni dei due ragazzi, e spero di essere riuscito nel mio intento.

La scrittura di questo romanzo ha contribuito a farle superare paure personali o momenti difficili?
Nicolas e Mattia mi hanno aiutato a crescere sotto tutti i punti di vista. Potrà sembrare una risposta banale, ma è così. Nel romanzo non potevano mancare le mie esperienze, le mie paure e i miei desideri. Chi mi conosce e legge quest’opera può capire fin dalle prime pagine che io sono l’autore. Non è un’opera autobiografica, perché non c’è per filo e per segno la mia vita, ma c’è qualcosa di riconducibile ad alcuni momenti della mia vita. Una volta messo l’ultimo punto ho iniziato a capire che forse anch’io ho da dire qualcosa, e le mie paure verso la vita hanno iniziato man mano ad affievolirsi.

Se dovesse definire con un aggettivo il suo libro, quale sceglierebbe?
Un aggettivo è troppo poco per descriverlo completamente, ma forse “audace” è il termine che più caratterizza la mia opera; audace perché i personaggi non mollano mai, fatta eccezione per Giada, che però ha trovato comunque il coraggio di… meglio non anticipare niente, non trovate?

Quanto tempo dedica in genere alla scrittura? Perché scrive?
Almeno una volta al giorno ho bisogno di scrivere, altrimenti mi sento in gabbia. Scrivo soprattutto delle mie giornate, dei miei sentimenti e di quello che provo in quel momento. Non parlo delle mie cose con gli amici (non che ne abbia molti) né con la famiglia, preferisco scriverle su un foglio, e una volta che ho messo su carta i miei pensieri, mi sento finalmente libero, mi sembra di evadere dalla gabbia dorata della vita. Scrivere per me è vitale, le parole sono tutto ciò che ho, e se un giorno dovessi accorgermi di non riuscire più a mettere su carta i miei pensieri, non so come potrei prenderla. Fin dalla scuola elementare, quando la maestra ci dava i temi del tipo “come passi le tue giornate?” o “descrivi il tuo compagno di banco” ho capito che scrivere ha qualcosa di speciale, di cui però la maggior parte delle persone non riesce a rendersi conto.

Qual è il suo rapporto con la lettura? Quale genere di libri preferisce?
Se non ho un libro da leggere sento che mi manca qualcosa. Per leggere un libro posso metterci due giorni oppure un anno intero, ma appena ne finisco uno devo iniziarne un altro. Quando si legge si viaggia senza spostarsi, e questo è qualcosa di magico. Non ho un genere preferito, leggo romanzi fantasy, d’amore, o thriller senza averne uno che prevalga sugli altri. Indubbiamente però, posso dire che il libro che mi ha emozionato di più fino ad ora, è “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano. Mi ha rapito la storia, mi immedesimavo molto nei due ragazzi protagonisti e l’ho letto in soli due giorni.

Quali soddisfazioni si aspetta dalla pubblicazione di questo romanzo? E dai suoi lettori?
Per me vedere la copertina del mio libro è già un’enorme soddisfazione. Non mi aspetto alcun tipo di successo, so che serve ancora molto tempo per diventare uno scrittore vero e proprio, e non spero certo di firmare un contratto per un film tratto da questo romanzo. Vorrei solo che le persone che leggeranno la mia opera la apprezzassero anche solo un po’, non chiedo nulla di più.

Ha in programma la pubblicazione di nuove opere?
NHo altre due storie in cantiere, ma manca ancora molto per completarle, e per il momento non ho intenzione di pubblicarle, poi col tempo si vedrà. Alla fine, anche quel pomeriggio d’agosto non credevo di arrivare al punto di rispondere alle domande di un’intervista…

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