Opera Uno

Intervista con Sergio Cardinali

Sergio CardinaliSergio Cardinali  risponde ad alcune domande sul suo libro “Il bambino che seppelliva chitarre” e sulla sua attività letteraria.

“Il bambino che seppelliva chitarre”: il titolo del suo libro incuriosisce. Come lo ha scelto?
Alla vigilia del mio quarto romanzo mi ero ripromesso di non parlare di musica, come mio solito, e infatti ci sono quasi riuscito. Solo il titolo mi è sfuggito di mano! In effetti, da insegnante di musica quale sono, ho conosciuto molti allievi che avrebbero volentieri seppellito il loro strumento, e i due protagonisti del romanzo non hanno, per così dire, un buon rapporto con lo studio della musica e con la chitarra in particolare… ma non voglio svelare di più. Posso accennare al fatto che la frase del titolo ritorna diverse volte durante il percorso dei protagonisti come un “leit motiv” wagneriano, ma il romanzo in realtà parla di tutt’altro, di sentimenti… amicizia ed amore soprattutto.

In sintesi, quali sono i contenuti del romanzo?
La storia inizia negli anni sessanta. Paolo e Daniela sono due bambini che abitano nello stesso palazzo: legati da una forte amicizia, i loro occhi comunicano meglio delle parole e sono complici in tutte le situazioni, anche le più bizzarre. Paolo, a giudizio degli altri, è un bambino strano, addirittura pericoloso per l’incolumità di Daniela, e alcuni suoi comportamenti costringono la sua famiglia a cambiare città. Con il passare degli anni Paolo, adolescente poi giovane uomo, compie, a volte, gesti che solo la sua coscienza accetta e giustifica. Nonostante tutto, l’uomo diventerà medico stimato in un piccolo paese dei sibillini. Daniela, intanto, percorre la sua vita, un marito, un figlio… un’esistenza perfetta che dovrebbe rappresentare la sicurezza e la stabilità interiore. Non è così. La donna non riesce a dimenticare Paolo e i suoi pensieri subiscono costantemente la pressione della nostalgia per un’altra vita, più imprevedibile ma forse più completa. Le loro esistenze, nel corso degli anni, a volte si sfiorano ma senza toccarsi, eppure entrambi sembrano vivere nell’attesa di qualcosa che solo il finale riuscirà a svelare.

È un’opera autobiografica? L’ha scritta sull’onda della nostalgia per il passato?
Non è un opera autobiografica, anche se alcuni episodi dell’infanzia dei protagonisti sono stati rubati alla mia fanciullezza ed ai luoghi del mio territorio d’origine. Non c’è nostalgia per il passato ma solo un sereno ripercorrere delle vicende personali, in alcuni casi stravaganti, che hanno contribuito a formare la mia personalità e che hanno stimolato le mie velleità di scrittore. Volevo raccontare una storia intensa di amicizia ed amore. Soprattutto sul desiderio e sulla paura dei sentimenti. I due protagonisti, in particolare quello maschile, rimandano continuamente il loro incontro d’amore, per la paura di non essere pronti all’abbandono totale con una passione assoluta, che viene vista come un traguardo da raggiungere ma anche come un difficile esame da superare.

Quali sono le principali caratteristiche del suo stile letterario?
La scrittura nasce dall’esigenza di raccontare, trasmettere, suscitare meraviglia. Il gesto completo dello scrivere mi conduce alla creazione di un mondo con i suoi ritmi, colori, sapori… le mie storie nascono dal caos dell’esperienza personale che, attraverso il recupero di un gesto, una frase, un’immagine, riescono a trasformare il disordine in ordine. Protagonisti dei miei romanzi sono donne, uomini, animali ma soprattutto oggetti… cose apparentemente inanimate che invece prendono vita, svelano una loro anima e interagiscono con gli esseri umani. Prima che essere uno scrittore sono un musicista, e quindi la mia ambizione è avere un stile “musicale”, dove ritmo e giusta contrapposizione di suoni  e silenzi riesca a governare una storia fluida ed accattivante. Alcuni lettori hanno evidenziato questa sonorità nascosta, nel mio ultimo romanzo e anche nei precedenti, e questo mi fa molto piacere.

In cosa si distingue dagli altri scrittori?
La cosa che mi distingue dagli altri scrittori è che non vengo da studi letterari o scuole di scrittura. In realtà non mi sento un vero scrittore ma solo “uno che scrive”. Un fabbricatore di storie istintivo, che ha l’ambizione di raccontare qualcosa, a volte con la musica e in altri momenti con la scrittura.

A quali generi di lettori si rivolge?
Naturalmente la mia scrittura si rivolge agli adulti di qualsiasi sesso o estrazione sociale. Ma non disdegno un contatto diretto con giovani anche adolescenti. Il mio romanzo infatti è stato “adottato” da due classi di scuola superiore della mia città. Molto interessante è stato il confronto con gli studenti in questione che dopo aver letto il mio lavoro hanno espresso commenti, dubbi e generato interessanti discussioni. La mia ambizione è semplicemente quella di suscitare meraviglia. Non ho mai pensato di trasmettere messaggi o peggio, lezioni di vita. Naturalmente nello scrivere si palesa la propria personalità e quindi una visione personale delle cose e degli accadimenti. Se tutto questo si trasforma in messaggio per il lettore, allora è del tutto fisiologico.

Scrive a tempo pieno o svolge anche altre attività?
In realtà il mio lavoro è ben altro. Oltre a svolgere la mia professione di musicista, sono direttore artistico di una importante scuola musicale della mia città e insegnante di ruolo di scuola secondaria di primo grado. Quindi la scrittura assume le sembianze di una importante oasi di salvezza, di sana e riflessiva solitudine rigenerante, dove rifugiarsi nelle ore notturne o durante il periodo estivo.
Dimenticavo un’altra importante attività: quella di padre e marito, da cui naturalmente non posso dispensarmi.

Come riesce a conciliare sua passione per la scrittura con il suo lavoro?
L’importante è non abbandonare mai quel filo che ci lega con la creatività, sia letteraria sia artistica in genere. A volte possono trascorrere molti giorni, addirittura mesi senza avere la possibilità di sedersi al computer e scarabocchiare pagine. In questi momenti però, le idee continuano a solleticare, anche solo osservando le cose e le persone intorno a noi. Allora è importante prendere appunti, fissare dei pensieri e puntellare tutti quei piccoli particolari che la vita ci offre… e sono tanti! Al momento opportuno basterà rielaborare il tutto e confezionare il nostro vestito letterario. Il segreto di chi ha l’ambizione di scrivere è quindi l’osservazione attenta, curiosa, oserei dire morbosa, di tutti gli accadimenti, i suoni, i profumi, le parole che ci piovono addosso.

Come lettore, quali sono i generi letterari e gli autori contemporanei che preferisce? Qual è, secondo lei, il ruolo della letteratura nella società contemporanea?
La mia bulimia letteraria mi spinge a leggere qualsiasi cosa, dai classici ai contemporanei. Sono molti gli autori che hanno saputo regalarmi emozioni, almeno in alcuni dei loro lavori. Sarebbe difficile fare dei nomi senza far torto a qualcuno. Un libro voglio però citarlo, un romanzo che mi ha praticamente costretto a scrivere: “Il profumo” di Patrick Süskind. Il racconto suscita stupore, oggi come nell’antichità. Ascoltare o leggere una storia, come il godere di qualsiasi altra forma d’arte non aiuta a cambiare il nostro mondo. La letteratura ha l’unico, ma importante compito, di scavare gli antri nascosti e poco illuminati della nostra realtà quotidiana, aiutandoci a capire i nostri simili. Cito le parole di Franz Kafka: “Un libro deve essere l’ascia che spezza il mare ghiacciato che è dentro di noi”.

Secondo lei Internet favorisce o penalizza la diffusione delle opere letterarie?
La scrittura è anche passaggio di conoscenze. I piccoli segni neri che imbrattano la pagina bianca, si trasmettono inevitabilmente dall’autore al lettore. Qualsiasi mezzo, tecnologico e non, che consente la migrazione di una briciola di sapere o di una semplice emozione, sarà quindi ben accetto. Naturalmente la scatola televisiva e il caos della rete non potranno mai reggere il confronto con la consistenza  e l’odore della carta inchiostrata.

Quali soddisfazioni ha avuto finora dal suo impegno letterario? Come scrittore, cosa si aspetta per il futuro?
A parte l’ottimo 3° posto al concorso di Creatività Letteraria 2013, “Il bambino che seppelliva chitarre” è risultato vincitore del II Concorso di Letteratura a carattere internazionale della città di Pontremoli, ha ricevuto segnalazione di merito alla XXVI edizione del premio internazionale di poesia e narrativa “Cinque terre – golfo dei poeti”, è si è classificato fra i finalisti al VII premio letterario “Giovane Holden” di Lucca. Attualmente sto lavorando al mio quinto romanzo: la storia di una famiglia contadina marchigiana che si snoderà per tutto il novecento, fino a terminare ai nostri giorni. Il titolo (ancora provvisorio) “Un regalo utile”, parla di un normale oggetto, un banale dono, continuamente riciclato, che passerà di mano in mano, scandendo il ritmo della vicenda. Naturalmente non posso svelare di più su contenuti e personaggi. Il mio rapporto con la scrittura e il futuro è molto pragmatico. Continuerò a scrivere finché avrò qualcosa di interessante da raccontare e soprattutto finché avrò voglia e piacere di farlo. In un mondo dove il numero degli scrittori supera quello dei lettori, dobbiamo rimanere ben incastrati al suolo, pur senza rinunciare ai nostri piccoli e grandi sogni, che continueranno ad addolcire la nostra esistenza.

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Opera Uno. Rassegna di autori, libri e creatività letteraria

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