Opera Uno

Intervista con Luca Maria Vicamini

Luca Maria Vicamini risponde a domande riguardanti la propria attività artistico-letteraria.

Ape e Luca
Lei disegna e scrive storie per bambini. Come è nata questa passione?

Nasce dalla voglia di raccontare con le parole e con il disegno qualcosa di fantastico, divertente e spesso umoristico. In effetti è una passione sbocciata in un momento di immobilità, sia fisica che mentale, così ho iniziato a leggere e a interessarmi di letteratura per bambini e ragazzi. Il periodo, come per molti penso, era quello dell’incredibile successo di Harry Potter. In quel periodo ero impegnato in una ricerca poetica-artistica, che mi ha portato alla poesia tradizionale, allo studio dell’Haiku, la minimale poesia giapponese visitata con la visuale di un inesperto poeta occidentale, la poesia visiva, in quegli anni, era il mio massimo traguardo. Con la scoperta dei romanzi della saga della scrittrice inglese e dei film che ne sono scaturiti dopo ho iniziato a scrivere idee e soggetti, nonché trame, per storie che potessero essere valide quanto quelle lette. Bisogna anche dire che come alunno ho seguito, proprio in quegli anni, un seminario di scrittura creativa.

Lo ha trovato utile?

Con quel corso ho scoperto parecchie teorie e sviluppato idee interessanti che in qualche modo potevo inserire sia nella letteratura che nella mia produzione personale di fumetti. Credo che si abbia sempre bisogno d’evasione dalla realtà, i bambini come gli adulti; questa possibilità ci viene offerta dal fumetto e dalla letteratura, mezzi di narrazione per nulla dissimili, anzi, ormai molto vicini.

C’è chi dice che il fumetto sia più vicino, come modo di raccontare o presentare il racconto, al cinema. Cosa ne pensa?

Non mi sono mai posto queste domande in quanto le reputo speculazioni intellettuali. In un certo senso ho mantenuto intatto lo spirito dell’infanzia, come lo intendeva Bruno Munari, senza smettere mai di aver voglia di conoscere, sentire il bisogno di capire e la voglia di comunicare. Tutto questo si può ottenere raccontando una storia con le parole o con le immagini quindi perché no? Non è abbastanza come passione? È anche vero che la passione di raccontare storie ha sempre fatto parte di me: in modo vitale. Quando ero un bambino “vivevo” con la testa fra le nuvole della mia fantasia, ora vorrei continuare a farlo portando a casa anche qualche soldo. Quindi questa passione non è nata in me, credo, vi sia sempre stata.

Anche nel periodo della sua infanzia?

Quando ero bambino, come ho già ammesso, vivevo con la testa fra le nuvole; ora da adulto vivo più o meno nello stesso modo ma ho imparato 1000 modi per rendere e far rendere questo stato di cose. Alimentando la mia fantasia, studiando, disegnando, leggendo, scrivendo. Anche divertendomi. La fantasia non è nulla senza disciplina, senza traguardi da raggiungere o punti fermi verso i quali dirigersi quando le acque sono troppo limacciose, per colmo di sfortuna, in tempesta, il narratore di parole e immagini, ciò che io sono, deve trovare un posto sicuro dove gettare l’ancora e stare tranquillo. Le idee vengono a getto continuo, posso realizzare storie tipo le strisce di “Ape!-Bee!” usando solo una matita, una discreta fornitura di carta e poco altro. I molteplici personaggi creati nel frattempo, tra creazione di “Ape!-Bee!” e la sua evoluzione, senza dimenticare la mia crescita professionale e umana, sono il simbolo di un mondo privato non chiuso ma disponibile a ricevere stimoli diversi da qualsiasi parte se interessanti.

Ha come punto di riferimento qualche autore o artista del passato?

Credo vi siano state molte figure artistiche e letterarie che hanno segnato la mia strada di narratore di parole e immagini. Prima di tutti il mio maestro Gianni Rodari di cui ho una incondizionata ammirazione sia dal punto di vista professionale che umano. Mai ho letto favole tanto divertenti ed efficaci. Non posso dimenticare Bruno Munari che ha dato un senso ad alcune delle mie ricerche artistiche e grafiche con le sue scoperte, i suoi progetti e le sue teorie. Joan Mirò, figura artistica gigantesca con la quale ogni autore fantastico che si occupi d’immagini dovrebbe fare i conti. Lui ha inventato tutto, ha dipinto su tutto e molto di più: da lui si può solo imparare. Con umiltà ma con estrema attenzione lo studio del lavoro dell’artista catalano fornisce un mare, un oceano sconfinato, di figure, di poetiche e di immagini. Lui ha creato un suo universo quello che non si deve fare è prenderlo e gettarlo, a forza, nella propria fantasia. Deve essere stimolante, studiare un mondo fantastico fatto di figure e immagini, con una poetica ben precisa, cercando di capire si possono imparare nuovi concetti e inserirli nella propria visione fantastica. Altro maestro è di certo Altan autore tra l’altro della Pimpa che è il personaggio più amato dai bambini forse solo dopo Winnie de Pooh.

Quali sono le differenze tra questi personaggi e quelli creati da lei?

La Pimpa è una cagnolina, un animale-bambina, mentre “Ape!-Bee!” è un’ape, non sono differenze abissali, quindi chi può dirlo che l’insetto giallo e nero non abbia una possibilità, una chance? Non voglio rubare nulla ad Altan, lui è stato così in gamba da costruire un mondo magico dove i bambini e i loro genitori si sentono al sicuro, non sarebbe male, riuscire in un’operazione come questa benché ci voglia molto lavoro, molto studio e moltissima fortuna.

Torniamo agli autori di cui stava parlando…

Quarta ed ultima figura di riferimento è di certo Shultz con i suoi Peanuts, ha creato un mondo unico, non del tutto sicuro come quello di Altan, ma altrettanto valido e denso di umorismo e di situazioni comiche. L’elenco in realtà è talmente lungo che servirebbe un libro stile pagine gialle per scrivere da quanti artisti, scrittori, disegnatori, autori ho imparato questo o quello. Citerò così per un esempio pratico Hugo Pratt, ineguagliabile autore di Corto Maltese e “uomo avventura” per eccellenza, e Stan Lee, autore gigantesco e importantissimo autore dei maggiori personaggi d’oltreoceano che ha saputo raccontare vicende assurde in modo più che convincente: i Fantastici Quattro e l’Uomo Ragno non sono reali ma Stan Lee è stato capace di farcelo e farmelo credere e di questo non posso che dire grazie. Citerò per ultimi due giganti della fantascienza Isaac Asimov e Edgar Rice Burroughs, il primo è stato fondamentale per la creazione in me della voglia di scrivere fantascienza, sia dal punto di vista del fumetto che del racconto o del romanzo; il secondo ha trasmesso alle mie corde qualcosa che non avevo ancora imparato. Ad esempio nello spazio si può vivere anche senza respiratore o casco. Lo stesso vale per Alex Raymond, creatore di Flash Gordon, un magnifico disegnatore e un autore di fantascienza per nulla scientifico quindi molto vicino alla mia fantasia e al mio concetto di fantascienza.

Sono tutti esempi importanti per lei?

Ci sono dei capisaldi nelle loro proposte che non si può fare altro che citare in ultima analisi, siano essi personaggi fantastici o i loro stessi autori. Harry Potter e la sua autrice J.K. Rowling che ha raccontato un mondo più umano che magico, Indiana Jones o Jurassic Park, quindi stiamo parlando di Stephen Spielberg e diciamo grazie anche a lui, gli sconfinati universi di Star Trek con le centinaia di episodi e le molteplici serie televisive e i film nati da questa particolare fantascienza con le mitiche figure del capitano Kirk, il signor Spock e il dottor McCoy. Completa questa carrellata George Lucas, con il suo complesso universo di Star Wars capace di realizzare mondi unici. Complice anche lui della mia voglia di complicarmi la vita con la fantascienza. Un quasi ultimo grazie non va ad un cartoonist ma ad uno scrittore: Roald  Dalh, autore di decine di romanzi che dovrebbero essere letti solo per la voglia di farlo e scoprire che anche se divertenti, cosa che non da poco, sono letture molto istruttive e sarcastiche oltreché grottesche, dopo tante parole dico grazie anche a lui perché non sarei ciò che sono senza la sua fabbrica di cioccolato o il suo Gigante Gentile, GGG per gli amici. Roger Hargreavers, autore di Mr Men e di Little Miss, mi ha regalato una quantità incredibile di possibilità sia narrative che illustrative. La delicata narrativa e le fantastiche illustrazioni di Richard Scarry mi hanno sempre regalato occasioni uniche e importanti da imparare e d’assorbire nel mio lavoro.

Ha altre persone da ringraziare per aver favorito la sua passione?

Prima che aggiunga un ultimo grazie dico grazie ai miei genitori, coloro che hanno fatto nascere in me questa passione. Sono i mei genitori che hanno sempre cercato di comprendere ciò che sono, nella mia diversità, rispetto ai miei fratelli e alla loro continua bontà nei miei confronti. Mia madre è e sarà sempre la mia prima lettrice, colei che legge la storia per prima e sa dire se è buona oppure no, ha un fiuto incredibile e da sempre è attenta alle mie evoluzioni letterarie e artistiche. Mio padre è una persona molto più concreta e, strano a dirsi, è quasi sempre capace di dirmi se una gag di “Ape!-Bee!” funziona oppure no. Con i miei genitori abbiamo corso insieme: sono loro che mi hanno insegnato a leggere di tutto, fumetti compresi, senza pregiudizi di sorta. Non sono degli “yes-man”, cioè gente che mi darà sempre ragione, ma dei critici attenti e scrupolosi e a volte velenosi, proprio ciò di cui uno come me ha bisogno per continuare a fare ciò che fa. Sono loro il mio porto sicuro dove gettare l’ancora, la mia fortezza certa dove scoprire il fianco e il luogo dove ripongo le armi sapendomi protetto. Con loro non posso che sentirmi apprezzato, compreso, ma non di certo scusato per i voli pindarici della mia fantasia e del mio modo di starmene fra le nuvole con il mio testone. Loro mi lasciano produrre la mia “roba”, la leggono, la studiano, la criticano, senza mai essere dei critici disfattisti. Quando serve a apprezzano pure quello che faccio o cerco di fare. Sono i miei lettori principali, inoltre fanno parte di una realtà di volontariato vercellese che ha portato il mio lavoro, “Ape!-Bee!” in testa, nelle scuole divulgando la lettura e, utilizzando le mie favole e le mie illustrazioni. Senza di loro non sarei davvero quello che sono. Grazie, ragazzi!!!

Parlava di un ultimo grazie…

L’ultimo grazie è rivolto alla mia buona stella: qualcosa che è stato ed è capace di permettermi di pubblicare il mio lavoro, di portare a termine progetti e concretizzarli. Il futuro è davvero imprevedibile ma spero che la mia cara stellina resti con me e mi permetta di pubblicare e realizzare i mille e mille progetti che ho ancora da terminare. Nessuno legge il futuro, per fortuna, ma sperare o sognare in grande è il mio modo di essere. La mia buona stella mi ha aiutato molto e il resto è solo lavoro e impegno.

I suoi fumetti e le sue favole sono totalmente frutto della sua fantasia o prendono lo spunto da fatti e personaggi reali?

Spesso mi basta una frase, una parola, ascoltata anche in modo involontario, per costruire una storia intera, una vicenda, una gag. L’immaginazione è di frequente confusa con la fantasia. Entrambe sono il frutto di quello che siamo dentro: ciò che vediamo, impariamo, sentiamo, leggiamo… l’elenco potrebbe diventare lunghissimo. La fantasia propone qualcosa e l’immaginazione dona i mezzi per renderla reale o, quanto meno, costruirla, scrivendola o disegnandola per quanto riguarda chi come me si occupa di narrativa scritta e disegnata. Una frase sintetizza molto bene questo concetto: “se puoi immaginarlo, disegnarlo, puoi realizzarlo”.

Tra i suoi personaggi spicca “Ape!-Bee!” che ha già citato. Può parlarcene? Qual è la particolarità di questo personaggio?

“Ape!-Bee!” è il frutto di un lento lavoro di creazione. Ho lavorato sul disegno di un’ape vera e su moltissime fotografie di insetti gialli e neri, mettendo e togliendo, nel disegno, ciò che volevo e non volevo; ad esempio “Ape!-Bee!” non ha un pungiglione ma invece è molto rotonda e pacioccona, vive in un universo muto, quindi “Ape!-Bee!” non parla ma dovendo in ogni caso comunicare parla attraverso note musicali e suoni. Credo sia proprio questa la particolarità principale del mondo di “Ape!-Bee!”. Nessuno nelle storie di “Ape!-Bee!” parla; il resto dei protagonisti, siano insetti o animali, o in casi estremi perfino la luna o il sole, le nuvole o un seme portato dal vento. Nessuno di loro parla ma comunicano attraverso note musicali, suoni, o immagini disegnate o simboli.

Cosa può dirci della sua tecnica?

Dal punto di vista tecnico, la colorazione ad esempio, è il risultato di una ricerca estetica sulla possibilità di “colorare” una storia a fumetti. Non piacendomi le colorazioni che si potevano ottenere con un qualsiasi programma di foto-ritocco ho pensato di utilizzare carta colorata a mano, con varie tecniche artistiche, riprenderle con lo scanner e utilizzarle con il personal computer e i programmi adatti come si utilizzavano una volta i fondini trasferibili o adesivi. Questa ricerca, una vera e propria ricerca artistica e stilistica, deve essere alimentata di continuo per mantenere l’equilibrio più giusto tra ciò che si vuole mostrare e soprattutto come lo si vuole presentare. La colorazione, nel fumetto o nell’illustrazione, è importante per non dire fondamentale. Per “Ape!-Bee!” Ho creato dei veri e propri set-grafici. Ho studiato i fiori, le piante, le colline, la luna e le stelle, il sole e le nuvole; in molteplici varianti e diverse soluzioni sia di disegno che di concetto di base.

Ha studiato quindi un ambiente ad hoc…

Ho creato, in questo modo, un prato eterno lungo il quale “Ape!-Bee!” può volare, incontrare i suoi amici e fare nuove conoscenze e in altre parole conoscere il mondo vivendo le sue avventure. Credo sarebbe stato più facile disegnare fiori “veri” o riprodurre immagini o fotografie di piante e fiori ma che cosa mi avrebbe regalato dal punto di vista creativo una simile azione? Tutto ciò che metto nelle storie di “Ape!-Bee!” sono elementi originali, rivisti con la mia personale fantasia. I bambini, il mio pubblico per eccellenza, a volte anche gli adulti quando attenti in modo particolare a ciò che stanno vedendo; entrambi i gruppi di “lettori” si accorgono che il sole è triangolare invece che rotondo: s pongono delle domande magari trovano anche le risposte. È la mia fantasia ed è anche la mia ricerca stilistica, cioè di un disegno solo mio, personale fino all’eccesso.

Come sceglie i suoi personaggi? Quali sono quelli a cui è più affezionato?

Il Gatto con gli stivaliNon credo di scegliere i miei personaggi in modo del tutto cosciente: se sto scrivendo una storia ed essa necessita di un determinato tipo di essere umano, o un animale o qualsiasi altro protagonista nasce dalla narrazione. Questo è valido sia per il fumetto che per il racconto o la favola ma anche per il romanzo. “Ape!-Bee!” a parte, sono affezionato a qualsiasi personaggio abbia realizzato, ad esempio “Angelo e Demone” pubblicati da Spirito Sociale, rivista del terzo settore di Vercelli edita dall’Artigiana San Giuseppe Lavoratore, azienda vercellese di grafica, editoria, tipografia e rilegatura. La rivista, diretta da Giampero Prassi, è un luogo dove si possono trovare delle mie vignette e illustrazioni, oltre che, spesso, copertine da me illustrate. Tornando ad “Angelo e Demone” sono la possibilità concreta di raccontare lo stato sociale con vignette, tavole a fumetti, senza pertanto perdere lo spirito iniziale, l’idea, che mi è venuta in mente mentre lavoravo alla serie per la prima volta. Un personaggio al quale sono molto affezionato è di certo “Uncertomomento”, creatura più letteraria fantastica che artistico-fumettistica, che avrà altre trasformazioni, spero, in futuro. Ho poi una mia versione de “Il gatto con gli stivali”.

Quali sono le sue aspirazioni nel mondo dei fumetti?

Raccontare le mie storie senza voglia di protagonismo, senza presunzioni alcune. Credo che la mia massima aspirazione nel mondo del fumetto è poterlo fare, nel senso di poterlo pubblicare. Fino ad ora mi è andata bene. Se con aspirazioni s’intende, ad esempio, far diventare “Ape!-Bee!” un personaggio  conosciuto a livello mondiale questa è di certo una possibilità che non disprezzerei affatto.

E quelle nel mondo letterario?

Molto simili alle precedenti, se vogliamo: la differenza è che vorrei poter raccontare, scrivere, immaginare qualcosa sempre di nuovo. Credo sarebbe divertente essere conosciuti come autori per l’infanzia e l’adolescenza a livello internazionale grazie a personaggi e storie studiati e studiate nel modo più accurato e preciso possibile. Storie, favole, divertenti o che aspirino ad esserlo. Per me è molto importante divertire il lettore anche senza gag da fumetto ma con storie interessanti e stimolanti magari anche senza la pretesa di insegnare qualcosa ma solo la voglia di raccontare con le parole e le immagini.

Ritiene che i fumetti siano importanti per l’infanzia? Perché?

Con il fumetto si possono spiegare anche i più complicati dei problemi. Credo che “Ape!-Bee!” possa assumersi questo pesante onere, volendo. Il fumetto è una narrazione che si basa su molteplici “codici” che il bambino riconosce in modo spontaneo. Mi è capitato di vedere bambini piuttosto piccoli che “leggevano” “Ape!-Bee!” , ricordiamo che non ci sono parole da leggere ma bisogna “leggere” le immagini, e se la ridevano o volavano con l’insetto. Utilizzando il fumetto si possono spiegare problemi in modo molto semplice e diretto, farne un uso didattico di grande versatilità, oltre che un semplice momento ludico sempre di grande validità ed efficacia. Spesso il fumetto viene utilizzato per spiegare l’uso di apparecchiature complesse o per esporre concetti “complicati”. Divertirsi, ridere con una storia divertente è sempre un modo piacevole di passare il tempo. Il fumetto consente l’unione fra divertimento e insegnamento senza pertanto che una delle due parti perda in efficacia o importanza. Qualsiasi mezzo di comunicazione è importante se viene utilizzato con buon senso; questo vale per il fumetto, per il cartone animato, per le illustrazioni di un libro o per il libro stesso ma anche per i mezzi di comunicazione moderni che hanno invaso la nostra vita in modo così rapido e capillare.

Quanto tempo dedica alla stesura di fumetti?

Parecchie ore della mia giornata. Disegnare, anche disegnando qualcosa di molto semplice a prima vista come un’ape richiede concentrazione e intimità. Lo studio di una storia, anche la più semplice, deve seguire diversi “gradini” di lavorazione. È ciò che viene chiamato il “lavoro preliminare”: trovare un’idea valida, che può essere una semplice gag, disegnarla e schizzarla fino a che non si è del tutto soddisfatti, trasferire gli schizzi e i disegni, ingabbiandoli nella classica, appunto, gabbia da fumetto. Il trasferimento avviene con una penna e inchiostro su cartoncino utilizzando una lavagna luminosa, almeno nel mio caso. Spesso si perde la spontaneità del bozzetto, la freschezza dello schizzo originale perché sono  portato ad una rifinitura del disegno estrema. Questo per quanto riguarda le storie a fumetti di “Ape!-Bee!”; con storie più complesse o per una diversa fascia d’età bisogna scrivere una sceneggiatura. Molta gente pensa che il fumetto sia una improvvisazione fatta su due piedi, invece a livelli professionali è un complesso risultato di molteplici impieghi di professionisti. Più la storia è complessa, o strutturata e necessita di differente lavoro sia dal punto di vista di scrittura, partendo dalla ricerca dell’idea fino a giungere alla stesura della sceneggiatura passando per la creazione di soggetti validi. Tutto questo lo faccio da solo, lo dico senza un minimo di modestia, utilizzando tutto ciò che ho letto sia dal punto di vista tecnico che narrativo: non solo fumetti ma anche libri, romanzi, racconti, film, cartoni animati. È una vera e propria babele d’informazioni ma la curiosità di conoscere di cui si parlava un poco più sopra mi sprona a portare avanti queste mie continue “scorribande” nel mondo del fumetto per ragazzi o per adulti.

E quanto tempo dedica invece ai racconti?

La narrativa richiede tempo più che altro nella ricerca di situazioni fantastiche, divertenti, fantasiose e paradossali. Quando scrivo un romanzo mi rendo conto che non posso inserire “troppa favola” in quanto stonerebbe o farebbe rusultare la narrazione troppo balorda o folle. Se si vuole quel genere di racconto non stona affatto, anzi, si è raggiunto il traguardo prefissato. In ogni modo un romanzo mi richiede molto tempo più che altro per la struttura di fondo, in altre parole la trama e i personaggi che voglio utilizzare in quella storia. Inutile che dica quanto sia necessario trovare il protagonista giusto per le varie vicende, storie, che vado raccontando. Non del tutto appagato dalla scrittura passo alla realizzazione d’illustrazioni adeguate alla narrativa, alle storie, appena scritte. A volte uno schizzo o un disegno “buttato giù” per caso mi ha dato l’idea per un’intera storia. Non capita spesso ma quando succede è una vera manna dal cielo.

Disegnare e narrare sono attività a cui si dedica con la stessa costanza?

Non pongo nessun recinto particolare fra il mio lavoro di cartoonist, cioè colui che si occupa di fumetti, cartoni animati e illustrazioni per dirla all’anglosassone, e quello di scrittore per i bambini e i ragazzi, in quanto credo siano uno parte dell’altro. È un bellissimo lavoro che richiede una dedizione quasi incondizionata benché poi ciò che vi sia da fare sia disegnare, disegnare, disegnare, e scrivere, scrivere, scrivere o per meglio dire lavorare, lavorare, lavorare. È forse un po’ semplicistico ma c’è anche lo studiare sempre e comunque spinti dalla curiosità, non solo di nuove storie ma per il lavoro degli altri, il loro modo di raccontare, le teorie sulla narrazione letteraria e visiva, vedere mostre d’arte o metodi artistici di figurazione che si possono imparare dai libri e dai manuali o guardando libri illustrati di particolare rilevanza.

Progetti per il futuro? Sogni nel cassetto?

Moltissimi e di tanti generi diversi. Ho progetti che vorrei veder realizzati e che spero, in futuro, lo saranno. Tali progetti comprendono “Ape!-Bee!” e altri personaggi, anche letterari, nati in momenti diversi e in epoche della mia vita professionale diverse. Come si dice bisogna limarli un po’ per avere la giusta misura ma penso che si possa farne dei progetti narrativi e visivi, ma soprattutto dei momenti piacevoli e sorprendenti. Con “Ape!-Bee!” vorrei poter realizzare dei libri illustrati che raccontino vicende e storie gradevoli e divertenti. Dovrò inserire una voce narrante che racconti ciò che “Ape!-Bee!” sta facendo, non solo, ma racconti la storia nel suo insieme. Sempre utilizzando “Ape!-Bee!” vorrei poter fare del Web-Comics, cioè del fumetto creato apposta per Internet e per le moderne piattaforme di comunicazione o di telefonia; è un terreno molto interessante e creativo per il fumetto che la piccola “Ape!-Bee!” non ha ancora visitato.

Come conta di raggiungere questi obiettivi?

Il progetto di maggiore rilevanza è un cedere le armi alla mia fantasia e lavorare con essa cercando di vedere dove può portarmi e se riesce a continuare a regalarmi così tanta gioia. Non smetterò di studiare, di leggere o di vedere film: non è detto che possa imparare qualcosa di nuovo e che sia proprio quel tassello a darmi un nuovo modo di “vedere le cose”. Quindi come progetto per il futuro c’è lo studio o l’arricchimento della mia fantasia. Continuerò a studiare come raccontare, come illustrare, come disegnare, costi quel che costi, magari mettendo in gioco tutto quello che ho imparato oppure rendendo più vitali le convinzioni in me già radicate.

Continuerà a studiare per un’evoluzione del suo stile?

In questo come in molti altri campi professionali “più conosci e meno conosci” per usare un’altra frase fatta. Imparare da tutti ma non seguire, in effetti, nessuno. Seguire sta per imitare, bisogna crearsi un proprio mondo, un proprio modo di immaginare le cose oltre che un proprio stile, bisogna sempre osservare come altri hanno già concepito il loro universo scegliendo protagonisti dell’immaginazione importanti, degli indiscussi maestri, capaci di stimolare idee e offrire possibilità alle quali non avevo pensato. Ci sono molteplici esempi di buona letteratura per ragazzi e di illustrazione per non parlare di fumettisti o cartoonist che hanno raccontato un mondo intero in un libro illustrato e non o in una vignetta. forse lo studio non è proprio il massimo come sogno nel cassetto ma è di certo una parte per me importante e mi serve per continuare a crescere, per ampliare la mia comprensione, per realizzare sempre storie migliori.

Quanto è grande la sua voglia di affermarsi?

C’è gente che vuole diventare il nuovo Disney o il nuovo Stan Lee o il nuovo Shultz: queste figure, questi maestri, sono ottimi punti di riferimento soprattutto se sei americano; in Italia abbiamo Bonvi, l’autore delle Strumptrupper e di Nick Carter solo per ricordare un paio dei suoi personaggi di certo più riusciti, il già citato Hugo Pratt o il da poco scomparso Sergio Bonelli, autore ed editore, dei massimi personaggi dell’editoria a fumetti italiana tra cui Tex o Zagor. Forse i più giovani che s’avvicinano a questo mondo hanno altri maestri, ma bisogna conoscere tutto, secondo me, per avere il più vasto panorama personale possibile. A me, con modestia, basta restare me stesso imparando delle cose nuove e ripeto, costi quel che costi lo farò. Questo perché la fantasia si nutre di tante cose diverse, da un buon libro ad un fumetto scoperto da poco in edicola o un cartone animato visto la domenica mattina. Anche il cartone animato riserva delle possibilità sia narrative che di produzione. Credo che nel mio cassetto, tornando ad una risposta precedente, ci sia la voglia e la volontà di far conoscere “Ape!-Bee!” a tutti, non solo ai bambini, in tutto il mondo. Questo credo sia un progetto per il futuro piuttosto ingombrante ma che può dare, se ben organizzato nella sua realizzazione, ottimi e abbondanti frutti. Non solo: ho una storia fantascientifica, che si presenterà a cavallo fra letteratura, fumetto e illustrazione. È un progetto, una storia, stimolante, particolare partendo dalla stessa protagonista: una ragazzina.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Opera Uno

Opera Uno. Rassegna di autori, libri e creatività letteraria

.

Questo sito fa uso di cookie

Questo sito, come tutti quelli ospitati sulla piattaforma WordPress.com, utilizza cookie per garantirvi una migliore esperienza di navigazione. Potete rifiutare l'uso dei cookie cambiando alcune impostazioni del vostro browser. Per maggiori informazioni consultate la pagina Privacy.

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo sito e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 152 follower

Alcuni amici di Opera Uno

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: