Opera Uno

Intervista con Daniela Biancotto

biancotto-daniela_250Daniela Biancotto risponde ad alcune domande sul suo libro “Solo una madre finta” e sulla propria attività letteraria.

Nel suo romanzo “Solo una madre finta” lei racconta la storia di un’adozione “difficile”. Cosa l’ha spinta a scriverla?
Ho pubblicato questo libro perché ritenevo giusto ed utilissimo scrivere un racconto vero, che contenesse tutte le storie di adozioni, sia la mia sia quelle sentite da tanti genitori adottivi che ho avuto modo di conoscere. Molte famiglie si vergognano a parlare di queste problematiche, se ne addossano le colpe. Ma chi intende adottare bambini, specie se grandicelli, ha il diritto di sapere che potrebbe essere un’esperienza difficile, un cammino d’amore pieno d’insidie, di difficoltà, di problemi di ogni genere. Credo che questo mio libro possa essere molto utile anche per i genitori di adolescenti problematici, per capire che non si è soli, che forse a tutto c’è rimedio, che “leggere” storie simili fa bene. Il mio racconto è commovente perché  contiene tante storie vere ed è scritto in prima persona per renderlo ancor più coinvolgente. Quando mia figlia viveva la sua terribile crisi adolescenziale, mi è stato utilissimo confrontarmi con altri genitori adottivi e mi sarebbe piaciuto leggere un libro che fosse specchio, comune sentire di molte madri, ma non mi risulta che ne esista uno in commercio, a parte il mio. Nel mio libro si parla dell’adozione di una bambina grandicella, cioè già di cinque anni e mezzo, con le sue ferite, i suoi vissuti terribili. La piccola non riesce ad amare la madre adottiva sulla quale riversa tutto il suo dolore e la sua rabbia. Sono raccontati in modo volutamente chiaro, pacato e semplice i primi anni in famiglia, le difficoltà riscontrate a scuola, i problemi di fughe notturne da casa, la terribile crisi adolescenziale che mette a dura prova l’unione dei genitori adottivi. E sempre in modo sincero la madre adottiva esprime tutta la sua sofferenza, il suo dolore, la sua impotenza di madre, le sue difficoltà di moglie.

Al di là di quanto narrato nel libro, cosa pensa, in generale, delle adozioni e delle problematiche ad esse collegate?
Penso che adottare un bambino sia un grande atto d’amore, che va, però, valutato molto attentamente e, soprattutto, monitorato a lungo da psicologi ed assistenti sociali competenti e decisi. I genitori adottivi devono essere consapevoli che i bambini, a causa dei dolori vissuti e degli strappi affettivi, soprattutto in adolescenza facilmente avranno problemi che metteranno a rischio la serenità e l’unione della coppia. E poi ritengo vergognoso che bambini di 5 o più anni non possano esprimere la loro opinione in merito alle famiglie in cui saranno inseriti. Sarebbe giusto che ogni piccolino potesse scegliere liberamente i genitori, ovviamente in una cerchia di persone ritenute idonee all’adozione. L’empatia, i bisogni dei minori vanno maggiormente rispettati. La mia bambina, per esempio, non voleva venire con noi, ma desiderava restare in istituto, non le eravamo simpatici ed avrebbe voluto avere tanti fratelli. Perché è stata affidata a due genitori senza figli, lei che non poteva stare un attimo senza essere circondata da altri bambini? Perché nessuno ha saputo cogliere i suoi bisogni e la sua sofferenza, la stessa che poi ha scaricato con tanta rabbia su di me?

Quali messaggi ha voluto lanciare con questa sua opera?
Desidero far capire che adottare un minore con traumi non è facile ed occorre tantissimo amore, tanta energia, tanta determinazione ed una magnifica unione all’interno della coppia. Vorrei anche che gli esperti, i quali effettuano gli abbinamenti dei minori con le famiglie, fossero più attenti alle esigenze dei piccoli e sarebbe bello che i bambini già grandicelli avessero voce in capitolo. È stato terribile adottare una bambina che non voleva stare con me, che piangeva. Lei ha vissuto due strappi affettivi, il primo dovuto alla lontananza dalla famiglia d’origine, il secondo dalla suora-madre. E questo per una piccola è veramente troppo da sopportare!

Come è stato accolto il suo libro dai lettori?
Sto solo iniziando adesso a ricevere riconoscimenti e premi letterari e ne sono contenta. Chi ha letto il mio libro mi ha detto che è bello perché coinvolgente, scritto in modo chiaro, semplice, avvincente. Alcune mie amiche lo hanno divorato nello spazio di un solo giorno, terminandolo di notte, perché non riuscivano più a smettere di leggere. Ho letto le recensioni sul web e mi pare che tutte le lettrici scrivano di averlo trovato scorrevole e sconvolgente.

Se dovesse definire il suo romanzo con un aggettivo, quale sarebbe?
Potrebbe essere definito vero, utile, avvincente, straziante, crudo, agghiacciante, triste, ma io sceglierei commovente.

La scrittura è importante nella sua vita?
Scrivo da sempre, quando sono triste o quando ho bisogno di esprimere le mie emozioni. Ho pubblicato il libro perché avrei tanto voluto leggerne uno simile prima e dopo l’adozione di mia figlia: sicuramente ne avrei tratto conforto e spunti di riflessione. Ma più che scrivere leggo tantissimo da sempre, specie le storie vere o tristi, come la mia.

Ha scrittto o scriverà altri libri?
Questo è il mio primo libro, al quale ho dedicato 6 anni. Sto scrivendo la seconda parte che spero abbia un lieto fine ed alcuni racconti sulle persone che sono state importanti nella mia vita.

Pubblicherebbe un suo romanzo in versione eBook?
Sì, pubblicherei un romanzo in versione eBook perché sempre più lettori, con il passar del tempo, li apprezzeranno in quanto economici, pratici, facili da leggere e, soprattutto, indispensabili quando si va in vacanza e la valigia stracolma non potrebbe contenere un solo libro in versione cartacea.

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