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Intervista con Antonio Lubiani

lubiani-antonio_250Antonio Lubiani risponde ad alcune domande sul suo eBook “Raccontini senzatempo” e sulla propria attività letteraria.

Perché i Raccontini pubblicati nel suo eBook vengono definiti “senzatempo”?
Ci credete che il titolo mi è venuto in mente solo qualche giorno fa? Spero funzioni! Non avevo mai pensato concretamente a un titolo per i miei racconti: li chiamavo (e li chiamo tutt’ora) semplicemente raccontini. Oltretutto non ho mai seriamente pensato ad inserire i miei racconti in un determinato ambito storico né geografico. Forse è questa la caratteristica più evidente: le mie storie non hanno tempo né spazio. Però un titolo bisognava pure che lo avessero, allora sono andato a cercare alcune raccolte di racconti per trarne ispirazione (e soprattutto per non copiare involontariamente qualche autore e non cadere dunque in qualche forma di plagio!) e improvvisamente mi è venuto in mente questo titolo. Un’illuminazione, come d’altronde quasi tutte le mie storie, nata all’istante, senza nemmeno cercarla. In fondo, ho pensato, sono davvero storie senza né tempo né luogo… A proposito: la prossima raccolta che pubblicherò si potrebbe chiamare così: “Raccontini senzaluogo”.

Qual è la particolarità dei suoi racconti? Ha voluto scriverli per divertire i lettori o anche per farli riflettere?
Credo che i miei racconti possano colpire il lettore per l’immediatezza della situazione che viene rappresentata: spesso grottesca o assurda, ogni tanto tragicomica. Leggendone tanti ci si rende conto che rappresentano in modo simpatico e “leggero” situazioni umane critiche anche del giorno d’oggi e tragicamente attuali. Sarebbe troppo banale dire quindi che le ho scritte per divertire i lettori, infatti non penso sia così. Ma posso assicurarvi che mentre le scrivo sono io il primo ad avere il sorriso sulle labbra! In effetti alcune storie strappano davvero una risata, che poi si scopre pirandelliana: a chi nella vita non è capitata una situazione grottesca almeno una volta?

Quali messaggi è possibile leggere fra le righe dei Raccontini?
Questa è una domanda molto difficile. Io spesso rileggo le mie storielle e mi accorgo che, anche se sono nate come “gioco” o “sfogo” letterario, o semplice passatempo, alcune di esse raffigurano una situazione umana ben precisa e che nemmeno troppo velatamente porta un segnale, un messaggio. Chiamatelo pure come volete. Ad esempio nel raccontino “Dante all’Inferno” ho voluto (deliberatamente?) dire che nessuno di noi può dare giudizi morali su nessuno e che quello che a noi sembra “cattivo” potrebbe scoprirsi “buono” o viceversa. Come disse un giorno un direttore d’orchestra per placare una discussione durante delle prove: “I conti si fanno alla fine, come a poker: durante la partita non si parla, non si litiga e non si discute.” I conti quindi li faremo alla fine, in base anche al gradimento di questo eBook: se i “Raccontini senzatempo” avranno successo il messaggio per me sarà: pubblicane ancora!

A chi ne consiglia la lettura? A quale genere di lettori ha pensato mentre li scriveva?
Non c’è dubbio che i miei racconti siano destinati ad un pubblico adulto. Ma non perché trattino temi scabrosi o di difficile comprensione. Ho massimo rispetto per la letteratura infantile e con i bambini bisogna andarci piano. Ho avuto recentemente una commissione per scrivere “storielle didattiche” da inserire in un cd-rom, ho anche inciso la colonna sonora, ed è stato un lavoraccio: per i bambini bisogna scrivere come se fossero loro a scrivere e vi assicuro che non è semplice! In passato ho fatto leggere numerosi miei racconti a diverse maestre elementari (pardon, ora si chiamano della “Scuola Primaria”…) e sono piaciuti molto, ma questo non significa che possano essere letti e compresi da bambini dai 6 ai 12 anni. Mi sento comunque di consigliare caldamente i miei raccontini a tutti: per distrarsi una mezz’ora dopo cena, per fare due risate, per  immergersi in una realtà-non-realtà, in una dimensione tragicomicagrottescafantastica e dimenticare per un attimo le tematiche orribili (rapimenti, omicidi, rapine, droga) che affliggono la nostra quotidianità, dai telegiornali ai romanzi… Non troverete nulla di queste brutte cose nei miei raccontini!

Lei è un musicista; c’è un legame tra la sua arte e la passione per la scrittura?
Ho sempre considerato i miei racconti totalmente staccati dalla mia musica e dunque dal mio lavoro. Che poi è una passione. Che poi è un hobby. Che poi è un passatempo. Che poi è una missione. Okay, basta con i luoghi comuni… Ovvio che la musica entra prepotentemente in molte storie, anche senza volerlo: dal pianista nel ghiacciaio al compositore incompreso. Se guardiamo alla “struttura” dei racconti, può darsi che remote forme musicali affiorino nelle righe e nei paragrafi di molte mie storie: forme “chiuse”, “rondò” letterari, tutto è permesso. D’altronde, se Stravinsky diceva all’incirca che di fronte a un foglio bianco aveva la sensazione di poter scrivere ciò che gli pareva, perchè io non potrei fare altrettanto?

Quali soddisfazioni ha avuto e quali si aspetta dalla sua attività letteraria?
Per ora ho avuto soddisfazioni solo da parte di amici, estimatori e appassionati di lettura. Ho partecipato ad alcuni premi letterari, ricevendo tanti complimenti ed anche proposte di pubblicazione, ma purtroppo il sistema editoriale italiano impone un grosso sacrificio economico a chi vuole esordire ed un musicista professionista, come lo sono io, è notoriamente squattrinato! Ho sempre declinato l’invito a pubblicare: i miei racconti non sono nati per guadagnare dei soldi, ma nemmeno per spenderne così tanti! Ultimamente con l’avvento degli eBook e del digitale si sono aperte nuove strade e mi aspetto innanzitutto che i miei “Raccontini senzatempo” piacciano anche a persone estranee alla “mia cerchia” e dunque che magari io possa pubblicare un’altra raccolta di racconti a breve!

Dedica molto tempo alla scrittura?
Ho iniziato a scrivere nel 1990, quando avevo 17 anni. Ricordo che in quegli anni di liceo dormivo pochissimo: studio, musica e amici riempivano tutto il mio tempo e spesso capitava di avere un’idea folgorante nel cuore della notte o in mezzo ad un compito in classe, idea a cui non ho mai rinunciato, nonostante l’ora o la situazione non consona. I miei primi racconti sono nati così. Scrivevo moltissimo e non ho mai buttato via nulla, anche se molte mie storie ora forse non le pubblicherei. Tenevo vari diari adolescenziali e scrivevo idee e racconti ovunque, anche nelle tovagliette dei Pub che frequentavo con gli amici la sera. Molti di questi appunti mi sono tornati utili tanti anni dopo. Ultimamente i miei racconti sono diventati più rari, nascono più lentamente e rimangono nella mia testa più a lungo. Sono più ragionati: che sia l’età? Non è possibile datare perfettamente alcuni miei racconti. Molti hanno avuto una gestazione (parola molto gettonata in campo letterario… mi sa che sto diventando uno scrittore!) lunghissima.
Non so se pubblicherò altre opere: ho scritto in pratica solo racconti brevi tranne con poche eccezioni, ma se questa mia prima uscita andasse bene spero si possano aprire belle possibilità. Ci sono ancora tante storie che mi piacerebbe pubblicare e far conoscere.

Qual è il suo rapporto con la lettura? Preferisce la narrativa italiana o quella straniera?
La casa dei miei genitori farebbe impallidire la libreria più fornita di una cittadina italiana qualunque. Se c’è un regalo che non si deve fare a mia madre è un libro: di sicuro ce l’ha già. Con una mamma così è impossibile non amare la lettura e non diventare un divoratore insaziabile di libri. Sin da bambino leggevo decine di libri all’anno e tenevo un elenco accurato dei titoli letti e di quelli da leggere. Ancora oggi la lettura è una delle mie attività preferite. Ultimamente mi sono appassionato alle biografie: grandi personaggi, ma anche grandi criminali, da tutti si impara qualcosa… Di solito vado a periodi: quando scopro uno scrittore lo “esaurisco” leggendo tutta la sua opera omnia o quasi. Ho fatto così con Simenon e con la letteratura americana contemporanea. Anche se non ho preferenze particolari, è ovvio che liceo e università (sono laureato in Lettere Moderne) hanno fatti sì che dessi la precedenza alla letteratura italiana e quindi mi sento in dovere di recuperare terreno.

Qual è la sua opinione sui libri digitali? Gli eBook soppianteranno i libri cartacei?
Soltanto un anno fa avrei storto il naso solo di fronte alla parola “eBook”. Io sono un compratore di libri all’antica: il raccontino “Libri usati” che leggerete qua lo dimostra. UItimamente però ho visto sempre più gente con in mano questo strano aggeggio, che è una via di mezzo tra un telecomando e un telefono. Mi piace, ha un nome quasi esotico, da frutto o da cocktail e, cosa meravigliosa, puoi leggerci un libro dentro!! Siccome “Nulla succede per caso” (altro bellissimo libro che consiglio a tutti) è arrivata una proposta editoriale proprio per un eBook, che non è un libro elettrico come pensavo fino a poco tempo fa.
Detto questo non credo che gli eBook manderanno in pensione il cartaceo: in questo la penso nientemeno che come Umberto Eco, ma sono sicuro che avranno grandissima diffusione per mille motivi, sia di comodità, che economici, che di “moda”. In più comunque sono presentati bene, sono eleganti e facilmente fruibili.

Ritiene che Internet sia un mezzo utile per divulgare la letteratura?
Internet è un mezzo utile per tutto: ho fatto questa intervista, scambiato pareri e instaurato un rapporto leale e cordiale con Opera Uno senza che ci conoscessimo di persona, soltanto servendoci di Internet. Se usato così, Internet è il presente e il futuro della comunicazione e con Internet si possono tranquillamente divulgare letteratura, arte e qualsiasi altra cosa faccia del bene a qualcuno e al mondo intero. Senza Internet non avrei mai pubblicato i miei “Raccontini senzatempo”.

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