Opera Uno

Intervista con Antonio Di Maio

Antonio Di MaioAntonio Di Maio risponde ad alcune domande riguardanti la sua attività letteraria.

Come è nata la sua passione per la scrittura?

Non lo so esattamente, forse per caso. Andavo in terza elementare e imparai a memoria una poesia, “Aria e sole” e provai a scriverne una pure io, dal titolo “Una zana”. Ricordo ancora quei versi:
Era un giorno pesto / in un luogo assai deserto, / c’era un bel giardino / e una mamma cullava il suo bambino. / La mamma lo cullava adagio adagio, / e il bimbo si addormentava in una culla di faggio, / e pensava più che allegra / ricordando l’antica guerra greca, / cullava quel bimbo sbigottito / che le ricordava il povero marito, / mormorava in pianto al suo pargoletto / senza un padre e senza un tetto. / Aveva solo quel bambino, un angioletto.
Dopo quella poesia ne scrissi altre cento e poi ancora, sempre più.

Da cosa nasce la sua ispirazione poetica?

La mia ispirazione poetica proviene dalla tristezza; scrivo quando sono triste oppure se vedo sofferenze umane e persone che soffrono di solitudine.

Preferisce scrivere racconti o poesie? Quante opere ha scritto finora?

Scrivo sia racconti sia poesie, però preferisco i racconti che mi permettono di spaziare con la mente da un punto all’altro. Ho scritto moltissimo ma non ho mai pubblicato poesie né racconti. Ho invece scritto e pubblicato articoli che parlano di casi dolorosi e tristi e ho più di cento giornali che parlano di me.

A cosa aspira come autore? Ha dei progetti?

Ormai ho una certa età e, forse per la mia timidezza e per la mia insicurezza, ho messo da parte i miei sogni nel cassetto. Avrei voluto far piangere insieme a me i miei lettori parlando delle sofferenze che esistono nel mondo.

Quali sensazioni prova quando scrive?

Scrivo seguendo il mio stato d’animo, tenendo conto di come mi sento. Se sono triste scrivo cose tristi e piene d’angoscia, se sono allegro scrivo di cose allegre e piene di ilarità, se non sono né l’uno né l’altro ma sento il bisogno di scrivere, lo faccio facendomi trasportare dall’atmosfera che mi circonda e dalle emozioni che mi pervadono.

Con i suoi versi e con i suoi racconti vuole lanciare dei messaggi?

Vorrei lanciare dei messaggi per far conoscere le sofferenze umane, per rilanciare l’amore per la famiglia, per la società, per i vecchi, per le persone sole, affinché vengano riallacciati dei veri rapporti umani in tutti i campi.

Cosa pensa della poesia contemporanea, confrontandola a quella classica dei secoli passati?

La poesia contemporanea tratta le vicende umane in modo più libero e spontaneo mentre la poesia classica è fatta di impostazioni e riflessi già definiti, anche se proiettati nel futuro.

Cosa consiglierebbe a chi scrive poesie?

A chi scrive poesie consiglierei tutto e niente. Tutto perché se un poeta ha un’idea o un flash, subito scrive la sua poesia; se invece non ha un barlume di ispirazione, può sforzarsi a più non posso ma non conclude niente di positivo. La vera poesia per me nasce dall’istinto e dall’attimo oppure da profonde riflessioni.

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Opera Uno. Rassegna di autori, libri e creatività letteraria

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