Opera Uno

Intervista con Andrea Marchetti

Andrea_Marchetti_250Andrea Marchetti  risponde ad alcune domande sul suo libro “Le nebbie del passato” e sulla sua attività letteraria.

Di cosa parla il suo romanzo “Le nebbie del passato”?
È una storia ambientata in un piccolo paese appenninico nei primi anni cinquanta del nostro dopoguerra, scosso dalla morte di un suo illustre abitante, il compagno Olmo. Questi viene trovato impiccato alla grande quercia poco fuori dal paese. Una morte che, all’apparenza un suicidio, si trasforma ben presto in un omicidio ben architettato da colui che ha un episodio terribile, avvenuto negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale, da nascondere e che tutti in paese raccontano come fosse una leggenda, un qualcosa d’irreale, non accaduto. Il maresciallo Leonardi, protagonista del romanzo, durante le indagini è costretto a fare i conti con un passato dove il senso del peccato è talmente compresente da condizionare il futuro di pace della piccola comunità. Solo la soluzione delle misteriose morti, anche il povero contadino Nino Botti farà la stessa fine del compagno Olmo, porterà finalmente il raggio di luce da tanto atteso e assicurerà il benessere futuro. In sintesi il romanzo “Le nebbie del passato” è il cammino di una comunità verso la sua purificazione, dove conoscere e tacere o fingere d’ignorare equivale a rendersi complici del male. La colomba bianca che appare in cielo a metà romanzo è il simbolo di questa rinascita dagli orrori della guerra.

È più un giallo o un noir?
Il confine tra i due generi, che si può dire nascono da una casa comune, è talmente labile che spesso si può travalicare senza rendersene conto. Nel mio romanzo si trovano assimilati entrambi i generi. Giallo perché ha un finale che porta alla scoperta di un colpevole, il trionfo del bene sul male e noir per le atmosfere che si respirano, per il modo con cui indaga la realtà e perché il protagonista del racconto non è un eroe, ma un uomo privo di certezze e alla continua ricerca della verità. Spesso mi piace azzardare l’ipotesi che il noir è figlio del romanzo giallo nella misura in cui è riuscito a evolversi attingendo nuova linfa dalla società in trasformazione. Una costola del genere hard boiled americano che ultimamente ha compiuto i maggiori progressi, interessando validissimi scrittori, e ha saputo leggere meglio di altri le contraddizioni avvenute. “Le nebbie del passato” ha un po’ di tutti e due.

La trama si rivela avvincente anche per alcuni risvolti sociali riguardanti la vita della piccola comunità. Può parlarci dei suoi personaggi e dei loro rapporti interpersonali?
Quella che viene rappresentata è la vita di un piccolo paese dove è inevitabile che vi siano risvolti sociali, a maggior ragione dove una vecchia signoria, i conti di Montebello, domina da secoli scandendo, come l’orologio del monastero benedettino del Montescuro, ogni momento della giornata. Una signoria illuminata, quella del conte Pier Maria Alfredo, ma pur sempre un potere anche se limitato dalla fine della Monarchia Sabauda e dalla nascita di una nuova Repubblica sorta dalle macerie della guerra. I personaggi che si affacciano nel racconto rappresentano le tradizionali istituzioni di una piccola comunità. Oltre alla già citata signoria dei conti di Montebello, c’è il maresciallo dei carabinieri, il suo attendente, il sindaco, il notaio, il sovrintendente del conte, la ricca vedova e da contorno l’intero paese che con la sua popolare saggezza attende quasi impassibile a quanto sta succedendo. Ognuno di loro fa parte di un mosaico, un affresco di un’epoca della nostra storia. Tuttavia, al di là dei rapporti interpersonali inevitabili, sono un’isola a se stante, un microcosmo di psicologie che interagisce per ricreare un unico coro, dove la cinematografia e la letteratura ha mostrato meravigliosi prototipi. Come non assimilare il mio maresciallo Leonardi alla figura del sottufficiale ricreata da De Sica, o la vedova Almiranti nella splendida attrice napoletana Sofia Loren? Dicevo, ognuno di loro ha un preciso compito nell’economia del racconto: il sindaco difende gli interessi politici, il notaio l’autorevolezza di una famiglia di burocrati al servizio prima dei re d’Italia e poi della neonata Repubblica, il conte di Montebello il prestigio secolare del suo casato, la vedova Almiranti la posizione di una ricca famiglia di imprenditori del paese, il maresciallo il decoro di una divisa militare. Un gioco delle parti dove ogni singolo personaggio svolge il suo ruolo importante e necessario e interagiscono consapevoli di recitare uno spartito a memoria.

A quale genere di lettori ha pensato mentre lo scriveva?
Agli amanti di gialli e noir in genere, ma principalmente a coloro che sono  interessati a riscoprire la nostra storia, le nostre tradizioni culturali e vedono nel percorso civico, in questo caso letterario, un proseguimento del cammino intrapreso secoli e secoli or sono. A coloro che sono legati all’epopea di personaggi che la penna di autorevoli scrittori del passato ha  saputo costruire in maniera impeccabile. A quanti, insomma, prediligano un racconto di memoria in cui rivivere i ricordi dei nonni, ma in maniera costruttiva, tenendo ben presente chi eravamo perché un popolo che non ha memoria del proprio trascorso è destinato a non avere futuro. Dopo quanto detto è inevitabile che abbia pensato nello scrivere il romanzo a nuove e vecchie generazioni di lettori. Mi piace pensare al mio racconto come a un ponte gettato tra il passato e il presente. Una sorta di riappacificazione generazionale, un anello di giuntura ambizioso teso a legare nonni e nipoti in una terribile vicenda che appartiene a una pagina del nostro paese. Montebello cartina di tornasole di una storia già scritta, tragica se si vuole, dove riconoscersi è insegnamento per le nuove leve che dal patimento di chi li ha preceduti può trarre nuovi spunti di riflessione, insieme ad antichi ma moderni valori di riferimento. La solidarietà, la comunanza di affetti, il bisogno di idealità necessarie in una società che ne è totalmente priva.

Pensa di dedicarsi anche ad altri generi letterari?
Mi piacerebbe farlo per quell’universalità di visione che unisce l’opera artistica. Non amo le etichettature, essere inquadrato in generi letterari. “Le nebbie del passato” non è soltanto un noir o un giallo, come ho specificato, ma possiede qualcosa in più che si può leggere tra le righe di una indagine poliziesca. Ci sono psicologie, modi di pensare che il tempo ha annacquato e reso sbiaditi; avvenimenti tragici che hanno sconvolto chi li ha vissuti e sono perfettamente riscontrabili nel corso della narrazione. Quella di cui ho parlato è una contaminazione con il romanzo di costume che mi affascina molto e apre prospettive che vanno al di là delle semplici leggi di mercato dell’editoria che considera addirittura controproducente scrivere un racconto su molteplici piani. Fuorviante, mi è stato scritto da un editore a cui tempo fa avevo proposto la mia opera, come se ci fosse una entità superiore che curasse il gusto dei lettori. Nel mio romanzo pulsa la vita, il desiderio di cambiamento e non solo la morte, c’è la volontà di rompere con un passato di guerra di cui il maresciallo Leonardi si fa strumento e di prendere in mano finalmente il proprio destino perché la vita scorre e non può arrestarsi nemmeno per un istante. Ovviamente va da sé che non ho un genere letterario ben definito nelle mie letture, importante che siano buone letture.

Preferisce la narrativa italiana o quella straniera?
Non faccio distinzione, come ho detto preferisco le buone letture e aggiungo, in particolare, gli scrittori che hanno saputo arricchire con la loro originalità il patrimonio letterario universale. Amo gli scrittori russi per quel modo fantastico e caricaturale con cui hanno saputo leggere la realtà che li circondava. Gli americani, soprattutto del passato, perché sono riusciti a rivitalizzare la letteratura europea del ventesimo secolo. Gli scrittori francesi perché hanno insegnato a riflettere e a ponderare ogni stato d’animo nell’economia del racconto e a creare una coscienza critica nel lettore. Gli scrittori sudamericani perché sono riusciti come pochi a convivere con il loro passato coloniale senza farne un tabù e a narrare le gesta degli umili. Gli scrittori inglesi perché hanno saputo raccontare perfettamente le contraddizioni della società industriale e nel medesimo tempo esaltare la grandezza dell’impero britannico. Per non citare la nostra letteratura e la grandezza dei nostri padri fondatori di cui mi sembra inutile e ingeneroso fare i nomi e ovviamente Andrea Marchetti con la sua opera “Le nebbie del passato” e il suo stile inconfondibile e inimitabile.

Cosa pubblicherà prossimamente?
Ho praticamente terminato di scrivere il mio secondo romanzo, che ha sempre come protagonista il maresciallo Leonardi e ne ho abbozzati altri tre. In totale i romanzi del ciclo Leonardi saranno cinque e abbracceranno gli anni che vanno dal 1950 al 1960 e cioè dall’inizio della ricostruzione del dopoguerra fino al così detto miracolo italiano. Tratteranno tematiche scottanti come i cambiamenti avvenuti nella società del benessere. Il passaggio da una economia agricolo pastorale ad una industrializzata che ha portato di fatto a spazzare via antiche consuetudini sociali e sottolineano quanto rapidi e traumatici siano stati per una civiltà ancora legata alla terra. Saranno romanzi gialli o noir che terranno ben presente cosa eravamo e come ci siamo trasformati nel corso di quel decennio. Inoltre ho in cantiere l’idea di creare un’altra figura di investigatore legata a una epoca più attuale, gli anni 80. In piena guerra fredda e stragi di stato. Per il momento non posso anticipare altro, il progetto è ancora embrionale e soggetto a variazioni di tema.

Quali soddisfazioni ha ottenuto fino ad oggi come scrittore? Cosa aspetta per il futuro?
Devo dire che il mio primo romanzo “Le nebbie del passato” è stato accolto molto bene nel panorama letterario. Andrea G. Pinketts, che ha curato la prefazione, lo ha accostato per le atmosfere misteriose che si respirano alla fortunata serie televisiva “Twin Peaks” e lo ha definito degno erede dei racconti polizieschi di Carlo Lucarelli che hanno come protagonista il commissario De Luca, di cui il mio maresciallo Leonardi eredita il testimone. Tra i riconoscimenti spiccano la finale nella seconda edizione del concorso per opere edite IoScrivo del Giallista e il secondo posto nel concorso letterario di narrativa e saggistica Opera Uno 2013, oltre al Diploma di Merito nel concorso nazionale Alberoandronico. Per il futuro, mi aspetto di continuare a scrivere, ma soprattutto di divertirmi a farlo e di riuscire a comunicare qualcosa di valido ai miei lettori, che spero mi seguano numerosi nella strada intrapresa. Un progetto ambizioso che non mi spaventa, anzi mi sprona ad andare avanti e a dare del mio meglio per non deludere le aspettative.

Cosa pensa di Internet come mezzo per divulgare la letteratura?
Penso che sia un utile strumento a nostra disposizione. Un discorso a parte merita l’uso che se ne fa e qui subentrano implicite discussioni di ordine morale se sia giusto divulgare certe notizie, l’uso che ne fanno i minori ecc… Personalmente credo che prima o poi bisognerà creare dei codici comportamentali in cui riconoscersi senza, tuttavia, irregimentare la libertà d’espressione di ogni singolo individuo. Il confine tra lecito e illecito è così fragile da far cadere in contraddizione. Detto questo, certamente lo considero un utile strumento di comunicazione e condivisione e quindi anche di promozione per la letteratura.

Qual è la sua opinione sui libri digitali? Gli ebook soppianteranno i libri cartacei?
Sicuramente si tratta di un interessante modo per diffondere la letteratura principalmente tra i giovani. Io appartengo, purtroppo o fortunatamente secondo i punti di vista, a una generazione cresciuta con la passione per il libro cartaceo, l’odore della stampa e dell’inchiostro e il culto feticistico di poterlo possedere. Da questa premessa è impossibile da parte mia non avversare la trasformazione che sta avvenendo nell’editoria, ma nello stesso tempo sono consapevole che il futuro è ormai segnato. Spero, perlomeno, di non rimanere da solo a pensarla in questo modo, perché mi intristirebbe alquanto.

 

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