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Sergio Maffucci

Maffucci Sergio 250x350Sergio Maffucci, scrittore classificatosi al primo posto nel Concorso Nazionale di Narrativa e Saggistica 2013 , così si presenta:

« Sono nato a Roma il tredici aprile del 1944, per una serie di circostanze relative alle assegnazioni della cattedra a mia madre ed ai conseguenti trasferimenti di mio padre, per seguire la moglie. Quando ciò non fu più possibile, mio padre si licenziò, mia madre chiese l’incarico a Roma e si trasferirono nella capitale dal piccolo paese della penisola sorrentina dove vivevano: Vico Equense. La mia origine è quindi napoletana, da numerose generazioni, da parte di entrambi i genitori.

Sono cresciuto, pertanto, a Roma mantenendo sempre dei forti legami con l’avito paese in cui risiedevano, e abitano ancora, la maggior parte dei miei residui parenti. Non so fino a che punto sia valida la considerazione che si possano “ereditare” alcune caratteristiche distintive caratteriali del luogo di provenienza, senza averci vissuto senza soluzione di continuità, ma solo per il periodo delle vacanze estive, sta di fatto che mi “sento” sia “romano” sia “napoletano”, almeno nei tratti umani migliori di entrambe le “culture”.

In ogni caso, con un piede a Roma, ho percorso il mio iter completo di formazione scolastica, con l’altro piede ho integrato il mio viaggio umano con un approccio più tollerante, più fantasioso e creativo indotto dall’ambiente partenopeo.

Ho avuto la fortuna di avere come primo ed indimenticato maestro Alberto Manzi, per poi proseguire in un istituto parificato dei padri maristi e dalla terza media fino alla maturità di nuovo nella scuola statale. Una scuola di cui gli studenti di oggi non riuscirebbero nemmeno ad immaginare il clima ed il metodo, nonostante le descrizioni puntuali.

Non avevo molta inclinazione allo studio, specialmente al liceo scientifico. Alcune vicende familiari hanno lasciato un segno piuttosto incisivo sul mio carattere di adolescente ed ho perso tutto l’abbrivio delle scuole elementari e medie frequentate con ottimi voti.

Nel 1964 sono approdato all’università, Scienze Politiche, con il miraggio di avventurarmi nella carriera giornalistica, seguendo le orme di uno zio, fratello di mia madre, divenuto un buon giornalista professionista sin dal 1950. Carriera già difficile in quegli anni e già ampiamente condizionata dalla politica, tant’è che mio zio non avendo mai scelto di schierarsi con tanto di tessera, nonostante la sua bravura come scrittore e poeta, si è visto limitare spesso la sua carriera e raramente è approdato sugli schermi televisivi se non chiamato dai suoi colleghi cui non si poteva negare un tale favore. A vent’anni e per giunta liberale, non era facile intrufolarsi nel poliedrico mondo del giornalismo. L’unica occasione che ebbi d’iniziare la gavetta presso un giornale di partito (era pur sempre un inizio) non mi fu mai comunicata, perché mia madre si oppose dicendo che prima dovevo finire gli studi!

Inutile dire che terminati gli studi, erano anche finiti gli anni in cui puoi anche lavorare gratis o quasi. Il sacro fuoco, inoltre, non aveva mai bruciato abbastanza da spingermi a tentare e buttarmi nell’agone: non sono mai stato capace d’impormi e di sgomitare e non lo sono tuttora. In quel periodo l’unica cosa in cui andavo discretamente era l’italiano ed anche la mia scrittura era convincente, ma mai valorizzata più di tanto, sbagliando forse o facendo la cosa giusta per il mondo che certamente non sentiva la mia mancanza come autore!

Ho avuto esperienze come supplente alle scuole medie che, sommate, sono state di 14 mesi, ho venduto porta a porta i libri della Rizzoli (ad esempio l’enciclopedia Larousse), finché la vita, la fidanzata ed il resto mi hanno indirizzato ad accettare un lavoro in banca: la Banca Nazionale dell’Agricoltura (quella della strage di piazza Fontana del 1969). La mia vita ha continuato così sul binario dell’istituto di credito, finché dieci anni fa ho deciso di uscire, anche in anticipo di due anni, dalla banca e di riappropriarmi della mia vita.

Ho ripreso in mano la penna (dicasi tastiera e mouse) ed ho rinfocolato quella piccola brace che ancora albergava nel mio animo, ravvivandola con una dedizione, non dico esclusiva, ma approfondita alla scrittura, in particolare alla prosa. »

Di Sergio Maffucci Opera Uno propone:
– La presentazione del libro Una farfalla che non riuscì a volare
– Un’ intervista sulla sua attività letteraria.

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